Vaccini, IPASVI: il dovere degli infermieri è tutelare i pazienti, sanzioni a chi non aderisce

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“Il dovere degli infermieri è tutelare la Salute, difendere e informare i pazienti secondo scienza e deontologia”. E “nei casi di mancata aderenza, la Federazione e i Collegi Ipasvi non potranno restare a guardare e dovranno provvedere con i procedimenti disciplinari del caso”. A dirlo la presidente della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri, Barbara Mangiacavalli, intervenendo sulla questione dei vaccini che, dice, “sta allargando i suoi orizzonti e si sta trasformando in un vero e proprio vulnus per la Salute pubblica”. “Noi – aggiunge – dobbiamo essere i tutori della Salute dei pazienti e come tali, oltre che al rispetto delle evidenze scientifiche, dobbiamo rispettare il nostro Codice deontologico: ‘L’assistenza infermieristica è servizio alla persona ed alla collettività; …si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari, di natura tecnica, relazionale ed educativa’: è quindi chiaro il ruolo degli infermieri di informare correttamente i pazienti nel nome di quella scienza che abbiamo imparato e di cui siamo garanti”. Dopo “i numerosi casi di mancata vaccinazione, anche di soggetti a rischio e addirittura dietro non meglio precisati consigli di chi invece dovrebbe spingere i cittadini alla tutela della Salute pubblica, ora gli allarmi che arrivano a livello internazionale sono della ripresa di diffusione di patologie ormai in via di estinzione: pochi giorni fa le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme morbillo in Italia”. Ma in molte nazioni “si assiste alla recrudescenza di malattie come la tubercolosi, la poliomielite e altre che rappresentano, se di nuovo presenti, una sconfitta per le azioni di tutela della Salute pubblica”. La professione dell’infermiere, commenta Mangiacavalli, “come quella di chiunque ha scelto di garantire assistenza e Salute dei cittadini, non ha nemici solo nella razionalizzazione, ma c’è un nemico più grande e subdolo che sta crescendo: l’ignoranza”. Mangiacavalli ricorda che sono “la scienza, la clinica e le evidenze che devono guidare la nostra azione quotidiana, oltre naturalmente il buon senso di capire che non si può arbitrariamente sostituirsi a tutto ciò che nel mondo è evidenza di cura per una propria scelta, non si possono e non si devono fare scelte personali che mettono a rischio la Salute dei pazienti contro ogni evidenza scientifica. Noi infermieri ci sentiamo in prima linea in questo, perché l’assistito ha bisogno di capire ed è qui che l’infermiere interviene comunicando con lui e colmando eventuali lacune, rispondendo ai suoi dubbi, soddisfacendo la sua insicurezza anche sociale”. Il nostro compito – aggiunge la presidente Ipasvi – è sì quello di essere professionisti in grado di soddisfare i bisogni dei cittadini con professionalità e competenza, ma anche quello di mettere i cittadini nelle condizioni di fare scelte consapevoli, assicurandoci che essi conoscano tutti gli effetti in senso positivo e in senso negativi delle loro eventuali scelte. Il nostro ruolo non si limita all’applicazione di protocolli e procedure predeterminati”, ma si estende “alla risposta di una richiesta di una disponibilità umana e di dialogo in cui deve rientrare anche una fase di educazione che consenta di allontanare inutili paure con argomenti scientificamente inoppugnabili che devono essere spiegati, fatti capire e che soprattutto che devono essere in grado di annientare tutto ciò che, nel nome di una falsa scienza, danneggia e lede la Salute”. “Dobbiamo essere in grado – aggiunge Mangiacavalli – di prendere in carico tutti i fattori di non aderenza legati al paziente, alla condizione clinica e al trattamento terapeutico, facendoci garanti della loro ricognizione e della loro comprensione. E dobbiamo essere in grado di farlo tutti insieme”. Secondo la presidente “il caso dei vaccini è grave per le ripercussioni sulla Salute dei pazienti, ma lo è ancora di più se consideriamo che il 30% di chi deve tutelare la Salute dei cittadini ha dubbi personali su questo tipo di approccio terapeutico e, peggio, la metà dei sanitari e dei pazienti crede che il rischio di malattia senza i vaccini sia basso”.