Nel pomeriggio di ieri, lunedì 29 maggio 2017, un forte temporale, accompagnato da violente raffiche di vento che hanno raggiunto picchi di oltre 100-120 km/h, ha letteralmente devastato un’ampia area dell’Oblast’ di Mosca e diversi quartieri della stessa capitale russa, cagionando notevolissimi danni e purtroppo anche diversi morti. In totale, secondo le autorità russe, sarebbero 11 le vittime, mentre almeno 69 le persone rimaste ferite dal passaggio, piuttosto repentino, di questo temporale. La maggior parte dei decessi sono stati causati dalla caduta di alberi, forse più mille nella sola area di Mosca, stando a quanto riportato dall’agenzia russa Interfax. In alcuni quartieri di Mosca, specialmente nella zona nord e ovest della metropoli, le violentissime raffiche di vento che hanno preceduto e accompagnato il temporale sono state in grado di abbattere intere impalcature e di sventrare anche alcune fermate dei bus. Molte TV e giornali russi hanno definito il fenomeno come un vero e proprio “uragano”.
In realtà i danni maggiori sono stati provocati proprio dal potente “downburst” creato dallo stesso temporale, che dalle pianure ad ovest di Mosca avanzava, anche ad una certa velocità, verso il centro della città, accompagnandosi a furibonde raffiche di vento da Ovest che hanno toccato i 101 km/h all’aeroporto Sheremetyevo, mentre picchi di oltre 110-120 km/h si sono registrati in altre stazioni meteorologiche ubicate nei pressi della capitale russa. Raffiche talmente forti da provocare danni ingenti, con centinaia di alberi sradicati, tutti nello stesso verso, da ovest verso est.
Segno del passaggio di forti raffiche lineari, e non vorticose, che tendono ad escludere fin da subito la pista del tornado. Il temporale che ha flagellato ieri Mosca si è sviluppato proprio al traverso di un fronte freddo, collegato ad una depressione che dalla Carelia si muoveva verso est, con a seguito aria decisamente più fredda da Ovest, che dalla Russia occidentale tendeva a muoversi verso levante, spostandosi in direzione della regione del Volga. Ma un ruolo determinante l’ha avuto pure il “getto polare” che con un proprio ramo principale dalla Scandinavia si diramava fin verso la Russia europea, muovendosi lungo il bordo più settentrionale di quel promontorio anticiclonico dinamico che nei giorni scorsi ha dominato lo scenario meteorologico sulla Russia centro-meridionale, assicurando condizioni di stabilità, con un campo termico nei bassi strati caratterizzato da valori elevati per il periodo, pur senza troppi eccessi (rispetto le precedenti stagioni).
In tale contesto appena descritto il ramo principale del “getto polare”, in uscita dalla Scandinavia, si è trovato a transitare sulla Russia europea, sopra un denso strato di aria piuttosto calda e umida (d’estrazione sub-tropicale continentale), che da giorni ha stazionato sopra i bassopiani Sarmatici, scaldandosi ulteriormente per effetto della prolungata insolazione diurna e dei fenomeni di “Subsidenza atmosferica“, tipici dei regimi anticiclonici. Questo sconfinamento del “getto polare” al di sopra di masse d’aria decisamente più calde e umide nei bassi strati (+24°C la massima di ieri a Mosca), associandosi ad elevati valori cape, ha di colpo innescato grandi turbolenze che si sono estese rapidamente fino ai limiti superiori della troposfera, con lo sviluppo di moti convettivi davvero violenti lungo la linea discontinua del fronte freddo.

Si sono cosi improvvisamente formati dei forti temporali, caratterizzati da forti “updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda d’origine sub-tropicale continentale) che ha contribuito a far esplodere verso l’alto i cumulonembi, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli. Salendo a quote particolarmente elevate le incudini dei cumulonembi sono state investite dai venti del “getto”, portandosi a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso est e assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso.
In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca” è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “downburst” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni). In genere, in presenza di fortissimi “updrafts” l’aria trasportata dalle correnti ascensionali riesce a raggiungere la parte sommitale del cumulonembo (l’incudine), ghiacciandosi e divenendo molto più pesante e gelida rispetto le masse d’aria circostanti.
Si forma cosi una sacca d’aria molto fredda e pesante che con il supporto della forza gravitazionale tende a ridiscendere molto rapidamente verso la base del cumulonembo impattando col suolo tramite le precipitazioni. Una volta raggiunto il terreno le forti raffiche di vento originate divergono dal punto di impatto determinando delle forti e alle volte violente raffiche di vento con velocità e direzione mutevole a seconda delle zone. I “downbursts” si formano a seguito dell’intenso scompenso che si crea all’interno del temporale (che sia una Cella singola o un complesso sistema Multicellulare) fra “updraft” (forte corrente ascendente che alimenta il cumulonembo) e “downdraft” (forte corrente discendente che si localizza nell’area delle precipitazioni) e nella maggioranza dai casi sorgono da nubi cariche di pioggia e forti rovesci, la cui temperatura è più bassa rispetto all’ambiente circostante.

Si innesca cosi un “gradiente termico” che fa aumentare la pressione nella nube temporalesca, causando un conseguente “gradiente barico” fra la zona temporalesca e le aree circostanti, molto più calde. Tale differenza barica genera un intenso e turbolento flusso d’aria verso l’esterno che serve a bilanciare la pressione. Nel caso di ieri gli elevatissimi valori cape hanno giocato un ruolo fondamentale nel far scoppiare diversi sistemi convettivi a mesoscala che hanno assunto le tipiche caratteristiche di “bow echos”, ossia i tipici temporali associati a “Squall Line” che assumono la forma di un arco. Questi sistemi temporaleschi, evolvendosi perfettamente in linea retta, possono dare origine a violentissimi temporali, con potenti “downbursts”, e occasionali trombe d’aria, causando gravi danni.
E proprio quello che successo ieri pomeriggio a Mosca, dove i fortissimi moti convettivi prodotti dall’ingresso di aria sempre più fredda in quota sopra lo strato di aria più calda stagnante al suolo hanno fatto scoppiare diversi sistemi convettivi che hanno presentato al loro interno i cosiddetti “bow echos”, temporali associati a “Squall Line” che assumono la classica forma di un arco, e dove si manifestano, spesso davanti il muro che precede i forti rovesci di pioggia, violentissimi “downbursts”. Uno di questi, dopo essersi sviluppato nel tratto di pianura a nord-ovest della capitale russa, ha colpito con durezza diversi quartieri di Mosca, dove il temporale è stato preceduto da violente raffiche di vento da Ovest che hanno superato i 100-120 km/h.
Diversi gli alberi sradicati, mentre molti tetti di abitazioni private hanno subito danni considerevoli. La “Squall Line”, che ha assunto la caratteristica di “bow echo”, ha attraversato l’Oblast’ di Mosca, il più popoloso di tutta la Russia, causando molti danni e purtroppo anche la morte di almeno 11 persone. Nella maggior parte dei casi si tratta di gente che ha provato a rifugiarsi sotto alberi di alto fusto, abbattuti dai fortissimi venti legati al “dowmbursts”.


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