“Ci giochiamo una partita molto importante che coinvolge tutto il Pianeta. Sull’Ambiente si deve arrivare subito ad un accordo,” dichiara Gilberto Pambianchi, Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani, che formula un appello chiaro ai ministri riuniti a Bologna per il G7 dell’Ambiente. “Per dare l’idea di cosa parliamo basterebbe dire che per l’Italia il cambiamento climatico rischia di causare anche un aumento di frane soprattutto in zone con terreni facilmente disgregabili, come quelli collinari e vulcanici e in aree alpine dove si assiste ad un degrado del permafrost (terreno ghiacciato), mettendo soprattutto a rischio gli ecosistemi delle aree mediterranee e limitrofe. Per non parlare, degli enormi squilibri creati nelle aree terremotate dell’Italia centrale, con le numerose e grandi frane che si sono riattivate e altre che si attiveranno, e le risorse idriche messe in crisi con scomparse di sorgenti e aumenti preoccupanti di portata dei fiumi“. “I cambiamenti climatici colpiranno soprattutto le zone del Mediterraneo e del Sud Europa con duro attacco alla biodiversità. Il problema comunque sarà di tutti. Negli Stati Uniti ben 25 milioni di persone vivono in aree vulnerabili ed in Europa un terzo della popolazione abita appena a 50 Km dalle coste. E’ chiaro che sull’aumento del livello dei mari incidono le emissioni di gas serra ed i mari potranno salire anche di 97 cm, qualora non dovessero essere ridotte le emissioni. A partire dal 1980, gli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici nei Paesi membri dell’ Agenzia Europea dell’Ambiente, hanno generato perdite economiche superiori ai 400 miliardi di euro. Si prevede che i costi dovuti ai danni legati al cambiamento climatico saranno più elevati nella regione del Mediterraneo con duro attacco alla biodiversità e conseguenze importanti sul mutamento della geomorfologia del territorio“. “Gli stessi cambiamenti climatici potrebbero causare conseguenze gravi nelle zone con terreno vulcanico. In queste aree potrebbero aumentare le frane e le colate rapide tipo Sarno. Oggi in Italia abbiamo già ben 500.000 frane delle 700.000 esistenti in Europa“.
Ambiente, geomorfologi: coi cambiamenti climatici maggiore rischio frane


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