“Sapendo quello che ho subito, oggi, alla luce di quello che so, che ci si può lesionare il cervello, non rifarei quello che ho fatto. Che senso hanno le gratificazioni se rischi di avere una lesione massiva, il mio nipotino infatti non giocherà a football”. Parola di Harry Carson, stella dei New York Giants nella National Football League, intervenuto oggi a Trento al Festival dell’economia.
“Subito ho capito che era uno sport violento, ero conosciuto come uno dei giocatori più duri, giocavo in difesa”, dice Carson. Al termine della sua lunga carriera gli è stata diagnosticata la sindrome post-commozione cerebrale. “Durante la mia carriera ho avuto momenti di difficolta’, di depressione, facevo anche fatica ad esprimermi con perdite di memoria. Mi sono chiesto perché – aggiunge Carson – evidentemente erano una conseguenza di quello che avevo subito. Oggi convivo con questa malattia, faccio attività, cerco di mangiare bene, lascio che le cose passino senza sottopormi a stress eccessivi”. “Negli Usa – ha poi detto Carson – c’è un gran dibattito sui problemi neurologici degli atleti dopo il loro ritiro dallo sport. Ripensando ai giorni in cui giocavo riconosco che in generale nello sport ci si può fare male, nessuno mi aveva parlato pero’ di un rischio neurologico mentre tutti devono essere consapevoli dei rischi. Il messaggio deve riguardare tutte le discipline e deve arrivare a tutti i genitori”.
