Si parla tanto di Clima in questi giorni, di accordi internazionali che rischiano di saltare, di effetti delle marce indietro di questo o quel Paese, di effetto Trump. Ma i danni al pianeta terra avanzano “a prescindere dalle ultime decisioni: e tra le problematiche più preoccupanti c’è sicuramente l’acidificazione degli oceani” che “si ripercuote lungo tutta la catena alimentare”. Lo sottolinea all’AGI, nel gran dibattito sulle decisioni di Trump di abbandonare l’accordo di Parigi sul Clima, Sandro Fuzzi, ricercatore dell’ISAC-Istituto delle scienze dell’atmosfera e del Clima del Cnr.
L’acidificazione degli oceani è un effetto collegato all’emissione di CO2, “il principale gas che altera il Clima”. La CO2 si scioglie in parte anche nelle acque degli oceani, dà luogo alla formazione di acido carbonico che a sua volta ha effetti sulla biologia del mare. Fuzzi spiega quindi che organismi calciformi, come i coralli, i molluschi, subiscono un danno perché essendo il loro corpo formato da specie solubili in acido hanno maggiori difficoltà a rigenerarsi. E così ecco i coralli sbiancati, “indice di forma di vita che scompare: la barriera corallina da organismo vivo si trasforma in organismo morto, e questo è stato già accertato”. Il ricercatore dell’ISAC spiega che tutti gli organismi, a cominciare dal plancton, che costituisce il livello più basso della catena alimentare, “sono da millenni abituati ad un certo livello di acidità del mare. Quando questo livello s’innalza, hanno difficoltà a ritrovare il proprio habitat e questo poi si ripercuote lungo tutta la catena alimentare. E così si tratta di un problema che finisce con il coinvolgere tutti…”.
Ma per tornare alla stretta attualità, la denuncia dell’accordo di Parigi da parte degli Usa cosa comporterà? “Non aiuterà“, dice subito il ricercatore, per poi rilevare che comunque “sono 147 i Paesi che hanno firmato l’accordo sul Clima, a cominciare dalla Cina che è il principale responsabile delle emissioni. L’accordo va avanti, con l’Europa, l’India, la Cina. Mi sembra che quella americana sia più un’opposizione ideologica che dettata da reali problematiche. Certo – aggiunge Fuzzi – renderà un po’ più difficile il raggiungimento degli obiettivi di Parigi ma c’è un intero sistema che si muove comunque. Credo che gli effetti della decisione di Trump saranno fortunatamente limitati”. Quindi “niente pessimismo, ma occorre non abbassare la guardia. Siamo ben lungi dal dire che questo non creerà dei danni ma non credo che quella americana sara’ una politica duratura in fatto di Clima”.
