Figli dimenticati in auto: parlano gli psicologi, ecco cosa succede

La notizia della morte della bambina di 18 mesi lasciata in auto dalla madre a Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo, ha scosso l’opinione pubblica. Sempre più frequenti sono i casi in cui i genitori scordano i propri figli a bordo delle autovetture e inevitabilmente moltissimi esperti hanno cercato di dare una spiegazione scientifica all’assurda dimenticanza.

David Diamond, neuroscienziato della University of South Florida, ha studiato il fenomeno sotto l’ottica neurobiologica e cognitiva, elaborando una teoria.

Secondo l’esperto queste dimenticanze rispondono a un conflitto tra il sistema della memoria operativa del cervello, che permette di archiviare informazioni inconsciamente, e la memoria prospettica, che consente di ricordare e portare a termine le diverse faccende programmate per la giornata.

La memoria operativa è il risultato di un’azione meccanica dunque, quella prospettica è il compimento di un gesto ragionato.

Quando un genitore dimentica il figlio in macchina -secondo Diamond – la memoria operativa reprime la memoria prospettica, impedendo di fare quanto pianificato.

Questo avverrebbe non solo nei casi già citati e purtroppo ben noti, ma anche in altri; piloti che mettono in pericolo la sicurezza di un volo, o poliziotti che dimenticano armi nei bagni pubblici.

“Pertanto, la nostra mancata memoria futura mette a rischio quelli che amiamo”, scrive Diamond. “Questo accade soprattutto quando pensiamo che le precauzioni per prevenire queste tragedie non siano necessarie. La realtà mostra che questa convinzione è sbagliata”.

Altri fattori incidono a determinare queste insensati gesti: stress prima o durante l’episodio; probabili disturbi del sonno che deconcentrano le menti.

I genitori perfetti non esistono, sottolinea l’esperto, e anche chi appare metodico, amorevole e preciso potrebbe cadere vittima dell’inganno della memoria.