A 12 anni dal referendum sulla Legge 40 sulla procreazione assistita, l’Associazione Luca Coscioni chiede una presa di posizione per rimuovere il divieto alla ricerca sugli embrioni. Al convegno organizzato dall’Associazione oggi a Roma, “A dodici anni dal referendum della legge 40: gli ultimi divieti da cancellare” e’ stato sottolineato il divieto di distruzione e uso per la ricerca scientifica dei blastocisti-embrioni non idonei per una gravidanza e crioconservati presso i centri di procreazione, e che quindi restano senza alcuna destinazione. “Lasciare inutilizzata e destinata alla distruzione in azoto liquido una simile riserva di potenziali informazioni – e’ stato sottolineato – rappresenta uno spreco e un’amara risposta alle migliaia di persone malate che aspettano che la ricerca fornisca loro una cura”. Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione, ha salutato positivamente la presa di posizione del ministro Valeria Fedeli, intervenuta al convegno, che ha comunicato di mantenere il proprio sostegno alla proposta di legge in discussione al Senato per la riforma della legge 40, per la rimozione del divieto alla ricerca sugli embrioni. “L’impegno del ministro”, ha detto, “rappresenta un elemento concreto di speranza in piu’ per abolire una proibizione che va contro la scienza e contro i malati”. Secondo i dati del Ministero della Salute, prima del 2004 vi erano circa 30 mila embrioni crioconservati. Successivamente al 2004, quei 30 mila embrioni sono stati utilizzati per tecniche di procreazione e ci sono 3415 embrioni in stato di abbandono. “L’Italia e’ frenata da un astratto concetto di vita. In Italia troppe ideologie e assolutismi, in particolare religiosi, ostacolano l’avanzamento della ricerca che potrebbe portare un giorno benefici per persone affette da malattie che oggi non lasciano speranza di vita”, ha affermato il tesoriere dell’Associazione Marco Cappato.
Legge 40, Ass.Coscioni: stop al divieto di ricerca sugli embrioni, 12 anni fa il referendum


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