Giugno è il mese che segna l’inizio della stagione calda nelle regioni caratterizzate dai climi continentali. In questo periodo dell’anno, grazie al progressivo allungamento delle giornate e all’aumento della luce solare, si inizia a registrare un significativo riscaldamento delle terre emerse, con l’emergere dei primi tepori di stagione. Anche lungo le immense distese siberiane e sulle steppe dell’Asia centrale, dopo il lungo periodo di gelo invernale, si verifica un graduale riscaldamento che tra la fine di aprile e maggio segna il passaggio alla stagione calda. Le temperature cominciano pian piano ad aumentare, mentre la portata del gelo va sempre più a ridursi. In molte città e villaggi della Siberia la colonnina di mercurio durante le ore centrali del giorno comincia a spingersi ben oltre la soglia dei +15°C +20°C, portandosi su valori nettamente positivi dopo il lungo letargo invernale.
Segno che l’aumento termico, indotto dalle cause sopra enunciate, sta cominciando ad interessare buona parte dell’area siberiana. L’immenso anticiclone termico “russo-siberiano”, che fra il tardo autunno e l’inverno domina incontrastato sopra tutta la Siberia, l’Asia centrale (sulle ex Repubbliche Sovietiche), è il primo a risentire di questo graduale riscaldamento, sparendo dalle mappe sinottiche. Difatti, il riscaldamento del terreno e l’aumento dei valori termici nei bassi strati, sono tutti fattori che vanno ad inibire la struttura anticiclonica d’origine termica sin dal proprio interno, favorendo un conseguente indebolimento fino al suo definitivo collasso, ben evidenziato dalle mappe che rappresentano i valori barici a livello del suolo.
Ormai, arrivati in giugno, anche nel cuore della Siberia il caldo comincia a farsi significativo, con temperature massime capaci di superare la soglia dei +28°C +30°C all’ombra, grazie afflusso di masse d’aria più calde, dai quadranti occidentali e sud-occidentali, che scorrono lungo i margini settentrionali del promontorio anticiclonico, piuttosto vasto, che dalle ex Repubbliche Sovietiche dell’Asia centrale si estende fino all’ovest della Mongolia e alla Siberia meridionale. Il ramo discendente del blocco anticiclonico, lì dove scorrono le fredde correnti settentrionali a tutte le quote, si stabilirà poco più ad est, sulla Siberia centro-orientale, al di là degli Urali.
Ma nonostante la ventilazione settentrionale anche sull’altopiano della Siberia centrale le temperature saranno destinate ad aumentare ulteriormente, portandosi su valori positivi, a causa della prolungata insolazione diurna, che ora comincia a scaldare maggiormente il terreno, facendo lievitare il campo termico e sciogliendo le masse nevose accumulate al suolo durante il lungo periodo invernale. In varie località la colonnina di mercurio riuscirà ad oltrepassare la soglia dei +10°C +15°C, localmente anche più, nelle ore centrali del giorno. Ma se una larga fetta di Siberia comincia a riscaldarsi, entrando nella fase matura della stagione calda, un’altra parte deve ancora fare i conti con un inverno ancora duro a morire, malgrado siamo già entrati nella prima decade del mese di giugno.
L’aria più fredda e pesante (di matrice artica), invece, resiste bene sui territori della Siberia settentrionale e sulla costa artica russa, dove ancora il consistente innevamento dei terreni produce un effetto “Albedo” capace di mantenere uno strato di ara ancora molto fredda, con valori nettamente sotto i +0°C, in prossimità del suolo. Su questi settori, in particolare sui territori più settentrionali della Siberia centrale, ma anche sul nord della Russia europea, fra la penisola di Kola e la parte più settentrionale della Repubblica dei Komi, il freddo e le nevicate si accompagneranno fino alla seconda parte di giugno. In questi giorni il passaggio di diverse depressioni extratropicali a carattere freddo, legate al “lobo siberiano” del vortice polare, ha anche causato anche intense fasi di maltempo, con forti nevicate accompagnate da venti intensi e temperature scese fin sotto i -6°C -7°C.
Difatti in questi ultimi giorni forti nevicate hanno imbiancato sia la città di Norilsk, nel territorio di Krasnojarsk, dove il termometro è sceso su valori di poco sotto i +0°C, che gran parte dell’Oblast’ di Murmansk, interessato nella giornata da ieri da autentiche tormente di neve che hanno causato ingenti disagi alla popolazione, con molte strade bloccate. La forte nevicata che ha duramente colpito Murmansk e il suo Oblast’, con accumuli che localmente hanno superato i 5-7 cm, è stata causata dalla vasta occlusione a carattere freddo, alimentata da aria molto fredda d’origine artica in quota e polare marittima “continentalizzata” nei bassi strati, collegata alla depressione che ormai da giorni staziona sul nord-ovest della Russia, con un’associata intensa “anomalia positiva della tropopausa dinamica” in quota.
Proprio al traverso di questo fronte ormai del tutto occluso l’afflusso di una massa d’aria particolarmente fredda, soprattutto nella media troposfera, direttamente collegata alla circolazione del vortice polare, ha permesso alle precipitazioni di poter assumere prevalente carattere nevoso fino a livello del piano. Nei prossimi giorni altre nevicate, a tratti anche intense, sono attese fra il nord della Siberia centrale e la Jacuzia, dove la primavera finora neanche si è vista arrivare. Solo verso metà giugno anche qui la stagione calda riuscirà ad avere la meglio, seppur per un periodo di tempo alquanto limitato.


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