Il 12% degli statunitensi crede che il cambiamento climatico non sia reale. È quanto emerge da un Sondaggio dell’Ap-Norc Center for Public Affairs Research, di cui parla il sito Axios. Dalla rilevazione emerge che “meno di un terzo degli statunitensi sostiene la decisione del presidente Donald Trump di abbandonare l’intesa sul clima di Parigi e solo il 18% è d’accordo con Trump, convinto che la sua decisione aiuterà l’economia statunitense”. Il 65% degli intervistati ha detto che il cambiamento climatico “è in corso”, il 23% che “non ne è sicuro” e il 12% che non è reale; l’1% non ha risposto.
Escludendo coloro che non credono al cambiamento climatico, il 48% ha risposto che è causato “in gran parte o interamente” dalle attività umane e il 79% ha detto che si tratta di un problema che il governo degli Stati Uniti dovrebbe affrontare. C’è naturalmente una netta separazione tra i commenti degli elettori democratici e quelli del repubblicani: il 78% dei democratici crede che l’uscita dall’accordo di Parigi danneggerà l’economia nazionale; a pensarla allo stesso modo, solo il 24% dei sostenitori del Grand Old Party.
Nel complesso, il 29% sostiene la decisione di Trump, il 46% la boccia. Il Sondaggio è stato compiuto su 1.068 adulti e il margine di errore è del 4,1 per cento. Al contrario, i ‘negazionisti’ sono ormai in maggioranza in Congresso. Secondo Motherboard, che recentemente ha analizzato i voti e i commenti dei membri del 115esimo Congresso degli Stati Uniti, 53 senatori su 100 e 232 deputati su 435 negano il cambiamento climatico o almeno il ruolo, e le colpe, degli esseri umani. Un dato incredibile, se si pensa che almeno il 97% degli scienziati che si occupano di clima, sempre secondo Motherboard, è d’accordo sul fatto che sia in corso un cambiamento climatico e che sia conseguenza delle attività umane.
Enti governativi, per esempio la Nasa, e scienziati indipendenti hanno fornito prove in abbondanza sull’impatto delle attività umane sul clima e sui cambiamenti in corso; nel rapporto sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, è stata sottolineata la necessità di ridurre sensibilmente le nostre emissioni di anidride carbonica. “Sta avvenendo ora” disse, nel 1988, James Hansen, scienziato della Nasa, implorando il Congresso, sotto l’amministrazione Reagan, di accettare le prove e fare qualcosa per fermare il cambiamento climatico. Sono passati quasi 30 anni, ma gli Stati Uniti sembrano essere rimasti fermi: molti parlamentari hanno pubblicamente dichiarato che il cambiamento climatico è una bufala (lo stesso ha fatto il presidente Donald Trump); alcuni hanno provato con i loro voti in Aula che la regolamentazione delle emissioni di gas serra non è una priorità; altri ancora affermano di credere che le attività umane stiano provocando un cambiamento nel clima, ma continuano a sostenere politiche che indeboliscono le azioni per combatterlo. Anche negli Stati dove gli effetti del cambiamento climatico sono più evidenti, come in Florida, i negazionisti sono in maggioranza (14 deputati su 27); persino in California, uno Stato che ha passato periodi di gravi siccità, ci sono 15 deputati (su 53) che negano il cambiamento climatico.
