Spina bifida: passi avanti della ricerca verso una cura grazie ad una pelle sintetica in 3D

Una pelle sintetica coltivata in 3D grazie alle cellule staminali e’ riuscita a curare nei ratti la spina bifida, ovvero uno dei piu’ diffusi difetti dello sviluppo embrionale nell’uomo. L’esperimento, descritto sulla rivista Stem Cell Reports, si deve al gruppo coordinato da Akihiro Umezawa, dell’Istituto nazionale giapponese per la ricerca pediatrica. La spina bifida e’ un difetto dovuto alla chiusura incompleta di una o piu’ vertebre. I bambini che nascono con questo difetto di solito subiscono un intervento chirurgico subito dopo la nascita. E’ possibile anche ricorrere alla chirurgia prima della nascita, ma l’intervento e’ associato a tassi piu’ elevati di nascita pretermine e altre complicanze. Per questo i ricercatori hanno tentato di sviluppare un approccio meno invasivo per riparare il difetto prima della nascita. Il primo passo e’ stato ottenere le cellule staminali da cui e’ stata coltivata la pelle in 3D usata nell’intervento.

I ricercatori sono partiti da cellule fetali umane prelevate dal liquido amniotico e le hanno poi riprogrammate per farle ritornare bambine, cioe’ staminali. Queste cellule, che si chiamano staminali riprogrammate (Ips), sono state quindi indotte a differenziarsi, ossia trasformarsi in cellule della pelle. Per ottenere il tessuto in 3D, le cellule della pelle sono state poi ‘trattate’ con una proteina cruciale per la vita delle cellule, ossia il fattore di crescita epidermico. In totale, ci sono volute circa 14 settimane dalla preparazione delle cellule alla generazione della pelle in 3D, che e’ stata trapiantata in 20 feti di ratto attraverso una piccola incisione nella parete dell’utero. L’intervento e’ riuscito a riparare il difetto in alcuni ratti e a ripararlo parzialmente in altri. Inoltre, le cellule cutanee trapiantate non hanno portato alla formazione di tumori, ma il trattamento ha ridotto peso e dimensioni del corpo alla nascita. Serviranno quindi ulteriori ricerche e studi su animali piu’ grandi, ha osservato Umezawa, per confermare la validita’ e sicurezza della terapia.