Tabacco, esperto: i prodotti a rischio ridotto sono un’arma strategica

Smettere di fumare completamente è il massimo obiettivo, da non dimenticare mai, per salvaguardare la Salute. Ma non è realistico per tutti. I prodotti a rischio ridotto, come ad esempio i dispositivi basati ‘fumo riscaldato’, rappresentano un’arma strategica per i fumatori incalliti o che non vogliono smettere. Un importante primo passo che indica comunque una scelta di cambiamento del fumatore, su cui si può lavorare“. E’ il punto di vista di Fabio Beatrice, responsabile del Centro antifumo dell’ospedale San Giovanni Bosco Torino e past president della Società italiana di tabaccologia, a commento della svolta della Philip Morris ha annunciato il raddoppio dell’investimento sulla fabbrica di Crespellano (Bologna) dedicata alla produzione degli stick dei nuovi prodotti ‘free smoke’. “Essere ‘duri e puri’, ponendo come unica scelta quella di smettere di fumare – ribadisce l’esperto all’AdnKronos Salute – non è una proposta ricevibile, anche se dobbiamo avere questo obiettivo sempre presente“. In Italia, ricorda Beatrice, “ci sono 11 milioni di fumatori, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità. Meno di 16 mila vanno nei centri antifumo e di questi smettono solo 7 mila persone, meno del 45%. Percentuali modeste che non sono in grado di modificare la mortalità che, secondo l’Iss, si attesta a 70 mila persone l’anno. Resta un ampio zoccolo duro di chi non vuole smettere o non riesce. I tentativi autogestiti per smettere, inoltre, sono nella maggior parte dei casi destinati al fallimento“. Sul piano medico, prosegue lo specialista, “il grosso dei danni delle sigarette è dato dal processo di combustione e non dalla nicotina, che è responsabile invece della dipendenza“. Tenendo conto di queste premesse “è meglio che i fumatori incalliti, che non riescono a smettere, fumino prodotti a rischio ridotto, che espongono a quantità di elementi tossici minori. Secondo uno studio del ministero della Sanità inglese, infatti, con i sistemi che non usano la combustione la riduzione della tossicità può arrivare al 95%. In base a questi risultati penso che si tratti di sistemi che non devono essere osteggiati, se circoscritti ai fumatori che hanno difficoltà a smettere: non è opportuno fare una battaglia di principio, perché un fumatore che lascia le sue 20 sigarette per usare il fumo riscaldato mostra una volontà di cambiamento. Il fumatore sta cercando un miglioramento ed è importante porsi in una situazione di ascolto“, conclude Beatrice.