Tensioni in Medio Oriente, sei Paesi arabi rompono le relazioni con il Qatar: “Finanzia i terroristi”

“L’escalation saudita nella sua volontà di isolare il Qatar è un passo che potrebbe portare ad una dichiarazione di guerra”. E’ quanto si legge sito web della tv satellitare libanese al Mayadeen, dopo l’annuncio da parte di Arabia Saudita, Egitto, Emirati arabi e Bahrein di rompere le relazioni con il Qatar. Una decisione seguita a ruota dal governo dello Yemen, che conduce una guerra contro ribelli filo-iraniani ed anche da quello libico del generale Khalifah Haftar espressione del parlamento di Tobruk, nemico giurato della Fratellanza Musulmana appoggiata invece da Doha.

Si tratta dunque di una decisione comune a diversi governi motivata con un presunto sostegno del Qatar al “terrorismo“. La guerra, benché non imminente, è dunque nell’aria. Un nuovo, terribile e forse fin troppo lungo conflitto bellico che si prospetta in una zona del mondo che ricordi pochissimi periodi di pace. Quel che è certo è che il trambusto diplomatico che si sta verificando nella ricca zona del Golfo è destinato a scombussolare gli equilibri in tutto il Medio Oriente: dalla Libia ai Territori palestinesi, dallo Yemen all’Iraq per non parlare della Siria e il Libano. Per molti analisti arabi sullo sfondo della crisi dietro la mossa di Riad c’è una precisa strategia in funzione anti-Iran. Oggi, poi, la tv israeliana canale 10 ha annunciato che una delegazione del movimento islamico palestinese Hamas guidata da Yehia al Sanwar “è attesa in Qatar e poi a Teheran per discutere di finanziamenti” al movimento. Che Teheran sia il nocciolo vero della crisi lo conferma al Hayat, quotidiano panarabo di proprietà saudita il quale citando fonti dei Paesi del Golfo rivela “le condizioni per la ripresa delle relazioni con il Qatar“. Secondo queste fonti, ci sarebbe stata nelle ultime ore un’intesa tra Riad, Abu Dhabi ed Il Cairo sulla “necessità” che il governo Qatar proceda subito “a cambiare la sua politica” su due questioni cruciali: le relazioni amichevoli con l’Iran e con i Fratelli Musulmani.

Doha, intanto, non sembra volersi sottomettere a questo ricatto: “Le misure intraprese (da Riad) in coordinamento con l’Egitto sono chiare e vogliono imporre una amministrazione fiduciaria sul Qatar e questo di per sé è una violazione della sua sovranità come Stato che è totalmente inaccettabile“, recita il testo di un comunicato del ministero degli Esteri del Qatar. Il Kuwait ed il Sultanato di Oman, entrambi membri del Consiglio di Cooperazione dei Paesi del Golfo ed entrambi favorevoli ad un dialogo con Teheran, non hanno aderito alla decisione di rompere con il Qatar. La famiglia reale qatariota, che aspira a giocare un ruolo di leadership in quell’area, può contare su un alleato come la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, con cui condivide l’ideologia della Fratellanza Musulmana, un movimento dell’Islam sunnita nato in Egitto nel 1928 con il dichiarato obbiettivo finale di istituire un Califfato Islamico. Ankara e Doha, forti di questa comunanza, si propongono come un terzo polodi influenza oltre alle due potenze regionali: Iran e l’Arabia Saudita.

E’ di poche settimane fa, infatti, la decisione della Turchia di inviare un proprio contingente militare in una base militare a Doha nel quadro di un “Patto di Difesa e di Cooperazione Strategica tra Turchia e Qatar“. I dissidi tra Qatar e gli altri Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo risalgono al 2014. Fino a ieri c’è stata una guerra per procura tra Qatar e gli Emirati, in Siria come in Libia e Yemen, dove Doha e Abu Dhabi sostengono fazioni diverse nelle guerre in corso. La recente visita del presidente americano Donald Trump a Riad dove sono stati siglati contratti miliardari anche di armamenti, sembra aver galvanizzato i sauditi per chiudere i conti con lo scomodo alleato qatariota, ma sempre in funzione anti-Iran. Riad infatti, non è per ora riuscita a realizzare nessuno dei suoi piani nella regione. Nello Yemen, dove da due anni conduce una vasta campagna aerea contro i ribelli Houthi filo-iraniani, non vede alcun progresso; in Siria, dove in oltre sei anni di guerra ha investito miliardi per finanziare i ribelli, il regime del presidente Bashar al Assad è ancora in sella. In Bahrain, dove l’Arabia Saudita ha inviato un contingente militare per sostenere la monarchia sunnita locale, la ribellione sciita continua a dare del filo da torcere al potere a Manama.

Media arabi hanno sottolineato come in fondo Trump a Riad non è andato oltre dichiarazioni aggressive contro l’Iran, ritenendo così, come fa la tv libanese al Manar, che la mossa saudita sia “un azzardo”. Ed a sostegno di questa idea ricordano l’invito fatto dal segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, ai Paesi del Golfo a “restare uniti e a risolvere le loro controversie“.

Volatilità sulle Borse e preoccupazione tra gli investimenti esteri ma nessun effetto ne’ sulla vendita di gas naturale liquefatto (Lng), di cui il Qatar e’ il principale produttore (nel 2016 ha esportato il 30% della fornitura globale), ne’ sul prezzo del petrolio. Sono le previsioni di analisti ed economisti alla luce della crisi diplomatica che ha investito il Qatar, con la rottura delle relazioni con Egitto, Arabia Saudita e altri Paesi dell’area. L’escalation di tensione non mettera’ a repentaglio le forniture di Lng ai principali clienti, secondo Robin Mills, capo della societa’ di consulenza con base a Dubai Qamar Energy.

“In linea di principio il Qatar dovrebbe essere ancora in grado di esportare attraverso le proprie acque, l’Iran e l’Oman” ha detto Mills a Bloomberg. In Italia il Qatar e’ azionista del rigassificatore di Rovigo, con una capacita’ di 8 miliardi di metri cubi all’anno, in gran parte destinati a Edison, i cui rapporti con il fornitore del qatariota Rasgas proseguono normalmente. Secondo gli analisti le tensioni crescenti nel Golfo condurranno invece “a una crescente volatilita’ e pessimismo verso gli asset del Medio Oriente“, con effetti su azioni e obbligazioni. “Chiaramente questo spaventera’ gli investitori, la maggior parte dei quali stranieri” rileva Tarek Fadlallah, Ceo di Nomura Asset Management Middle East. “Gli investitori valuteranno quali societa’ hanno una maggiore esposizione alla regione e quindi rischi potenziali sui ricavi” sottolinea Marwan Shurrab, capo sull’azionario del broker Al Ramz a Dubai. Per quanto riguarda il petrolio, “soffrira’ un po’ di volatilità” ma la crisi non e’ in grado di cambiare i fondamentali “cupi” del mercato. “Alla luce del persistente sentimento ribassista sul mercato petrolifero“, dalla crisi in Qatar non sono attesi “impatti durevoli” sul prezzo del greggio, come rileva Tamas Varga, analista a PVM Oil Associates.