Si è rasserenata dopo il sorteggio delle 26 casette di Pescara del Tronto la signora Elsa, che aveva mostrato ai giornalisti una scatola di medicine, probabilmente ansiolitici. “Io dal 24 agosto vivo grazie a queste, ma non è vita, non ci stanno trattando bene” aveva detto. Elsa abita ad Ascoli Piceno con il marito e due figli.
“Stiamo sempre con gli stracci in mano, spostandosi di casa in casa e non ne possiamo più – dice all’ANSA -. Questa casetta per me rappresenta la vita perché è lì che voglio morire”. Anche se non si sa quando i terremotati potranno effettivamente insediarsi nelle Sae, Elsa ha avuto la sua casetta di 60 mq a cui aveva diritto in base al numero dei componenti del nucleo familiare. “La posizione? Per me va bene, tanto da un parte c’è la strada, dall’altra il fiume. A me sta bene la Sae che ci hanno assegnato, non chiedo nessun cambiamento. Aspettavamo da mesi”. E tra i terremotati, quelli di Pescara sostengono di essere quelli che hanno sofferto di più, “dieci mesi di dolore. Consumiamo i soldi per la benzina, mio figlio va tutti i giorni a Norcia per lavorare e deve passare per Cittareale. Speriamo che tutto questo finisca presto”.
