Il passaggio di una profonda depressione extratropicale, con un minimo sceso sotto i 975 hpa, caratterizzata da un elevato “gradiente barico orizzontale”, sull’Atlantico meridionale, ha provocato autentiche tempeste di vento, prevalentemente da Ovest e O-SO, che nella giornata di ieri hanno spazzato le coste sud-occidentali del Sudafrica, dove sono sopraggiunte gigantesche ondate, alte anche più di 7-8 metri. Una violenta mareggiata ha duramente flagellato il tratto di costa di Città del Capo, dove le grosse ondate, alte anche più di 7-8 metri, sollevate dai forti venti di tempesta, attivi sull’Atlantico meridionale, lungo il settore freddo post-frontale della profonda depressione extratropicale, hanno cagionato ingenti danni, raggiungendo persino la strada costiera, allagandola.
Difatti i danni maggiori sono stati causati proprio dalla poderosa mareggiata che ha impressionato pure gli stessi abitanti della bella città sudafricana, nonché la metropoli più meridionale di tutto il continente africano. In questo periodo dell’anno, nel pieno dell’inverno australe, mareggiate così potenti e violente non sono poi così rare. Soprattutto lungo la costa meridionale del Sudafrica che sovente viene investita dalle grandi ondate prodotte dalle furiose tempeste di vento, da SO e O-SO, lungo il settore post-frontale dietro il fronte freddo avanzante, che flagellano l’Atlantico meridionale e i mari attorno la costa antartica, dove si sviluppano dei “gradienti termici” (fra Calotta antartica e i mari che la circondano a latitudini più elevate) e “gradienti barici orizzontali” a dir poco impressionanti, sotto la spinta dei profondi cicloni extratropicali australi (vere e proprie “depressioni-uragano”, con minimi barici al suolo al di sotto dei 950-940 hpa), generando grandi tempeste oceaniche, con ondate gigantesche che possono raggiungere i 13-14 metri.
Anche se le tempeste più violente sono rimaste relegate davanti la costa di Capo di Buona Speranza nel corso della giornata di ieri, durante il passaggio del fronte freddo della profonda depressione, anche il tratto costiero di Città del Capo è stato investito da venti molto forti, da NO, O-NO e Ovest, che hanno toccato i 90 km/h nei punti più esposti della costa, mentre una raffica massima di ben 87 km/h è stata registrata dalla stazione meteorologica dell’aeroporto di Città del Capo. Il fronte freddo, come capita spesso durante i passaggi ravvicinati di questi cicloni extratropicali che risalgono dall’Atlantico meridionale, è stato preceduto dall’attivazioni di intensi venti nord-occidentali, poi ruotati prontamente da O-NO e Ovest dopo il suo passaggio, quando i primi impulsi di aria fredda, di matrice polare marittima, hanno raggiunto le coste occidentali sudafricane e le aree del vicino retroterra.
Il profondo ciclone extratropicale, a cui si associava il sopra citato fronte freddo, prima di avvicinarsi alle coste meridionali del Sudafrica si era ulteriormente approfondito, grazie alla costante alimentazione di aria fredda, di origini polare marittima, in risalita dall’Atlantico meridionale, lungo il suo bordo occidentale, dove era attiva una forte ventilazione da SO che ha raggiunto carattere di tempesta in pieno oceano (nel tratto antistante le coste sudafricane sud-occidentali). Approfondendosi, con un minimo barico al suolo sceso sotto i 975 hpa centrato a sud-ovest del Capo di Buona Speranza, il ciclone extratropicale ha presentato pure un intenso “gradiente barico orizzontale” (isobare molto strette fra loro) che dall’Atlantico meridionale si è successivamente esteso al Sudafrica occidentale, spingendo su questo intensi venti da O-NO, fino allo stato di burrasca nel tratto di costa compreso fra Capo di Buona Speranza e l’area della baia di Sant’Elena, con picchi di oltre gli 80-90 km/h, localmente anche più nei punti maggiormente esposti alla ventilazione proveniente dal quadrante occidentale.
Le correnti da O-NO, in successiva rotazione da Ovest, hanno spazzato pure l’altopiano meridionale e i rilievi che contornano la costa meridionale del Sudafrica, con raffiche molto forti. I forti venti da O-NO e Ovest hanno anche generato consistenti mareggiate, con onde alte anche più di 7-8 metri, che dopo aver risalito l’Atlantico meridionale sono andate a rompersi con grande impeto sulle scogliere che caratterizzano il Capo di Buona Speranza, e l’area costiera a nord di Città del Capo fino alla baia di Sant’Elena.
Va detto pero che le grandi ondate che ieri si sono abbattute lungo il tratto costiero di Città del Capo sono state create dalle forti tempeste di vento, da O-SO e SO, attive nel tratto di oceano davanti la fascia costiera sudafricana, nel settore post-frontale subito dopo il passaggio dell’esteso fronte freddo. Queste imponenti ondate si sono poi rapidamente propagate verso le vicine coste sudafricane occidentali per andarsi a rompere con grande impeto fra le alte scogliere del fra Capo di Buona Speranza e l’area della baia di Sant’Elena, con l’irrompere di imponenti ondate che si sono srotolate con violenza sino alla costa.
Dopo il passaggio del fronte freddo, che si è spostato verso la costa orientale sudafricana, ancora sotto l’impulso delle più miti correnti pre-frontali da NO e O-NO, l’afflusso delle masse d’aria fredde di origine polare ha prodotto un generale calo termico su tutto il Sudafrica sud-occidentale, con valori scesi sotto la soglia dei +12°C +11°C a livello del mare. In molte località della costa sud-occidentale e delle aree più interne, per tutta la giornata di ieri, si sono succeduti rovesci e piogge di debole e moderata intensità, rese semi/orizzontali dalla sostenuta ventilazione occidentale. L’incursione delle masse d’aria fredde sub-antartiche si è avvertita soprattutto sui rilievi più interni, dove le fredde correnti occidentali, provenienti dall’Atlantico meridionale, hanno fatto cascare la quota dello zero termico sotto i 1400-1300 metri, favorendo l’arrivo delle prime nevicate invernali a quote relativamente basse, dai 1300-1400 metri sui rilievi del Sudafrica sud-occidentale.
L’aria fredda non è riuscita a penetrare fin sull’altopiano centrale, a causa del posizionamento troppo meridionale del profondo ciclone extratropicale, che rimarrà relegato in pieno oceano, a sud delle coste del Capo di Buona Speranza. Ma anche il posizionamento dell’asse principale della saccatura antartica non deporrà a favore di una invasione di aria polare marittima sull’intero territorio sudafricano. Tanto che sul settore settentrionale il regime anticiclonico, previsto in ulteriore consolidamento a metà settimana, garantisce ancora giornate di piena stabilità, con cieli sereni e ventilazione debole che durante le ore notturne favorisce le condizioni ideali per la realizzazione delle inversioni termiche sull’immenso altopiano.
Con l’attenuazione dell’intensa ventilazione da Ovest e O-SO, lo spostamento verso l’oceano Indiano meridionale del fronte freddo e il contemporaneo allungamento verso il Sudafrica centrale di un cuneo anticiclonico disteso da uno spanciamento dell’alta pressione dell’Atlantico meridionale, qualche gelata notturna si potrà registrare anche sull’altopiano sudafricano. Con i cieli sereni, i venti deboli o assenti e poco o nullo rimescolamento delle masse d’aria, il terreno irradierà calore verso la media atmosfera, liberandolo rapidamente verso l’alto. Tali condizioni agevolano un forte raffreddamento del terreno, favorendo la formazione di uno strato di aria fredda che ristagnerà presso il suolo, essendo più pesante della massa d’aria sovrastante.


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