Educazione sessuale nell’ordinamento scolastico italiano, pro o contro?

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Il sito di dibattito pubblico Pro\Versi affronta oggi un altro tema controverso e particolarmente dibattuto, soprattutto in Italia, dove la presenza del Vaticano ha da sempre esercitato una innegabile influenza sulle tematiche socio-culturali: l’educazione sessuale a scuola.

I favorevoli sostengono che una mancata educazione sessuale potrebbe essere la causa del proliferare di malattie sessualmente trasmissibili e di gravidanze indesiderate, riscontrate soprattutto nel Sud Italia – secondo i dati della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia – nel 2014.
Il problema oggi è quanto mai pressante, poiché gli adolescenti hanno largo accesso a materiale pornografico fuorviante e ricevono più informazioni sul sesso dalla Rete che da insegnanti, educatori e genitori: ciò fa sì che si diffondano falsi miti sul sesso e informazioni confuse ed errate.
Corsi strutturati, che trattino la tematica sessuale con un approccio scientifico, ma che approfondiscano anche l’aspetto morale e quello affettivo, potrebbero aiutare anche nella prevenzione del cyberbullismo e dell’abuso di sexting (l’abitudine dei giovani di fare sesso virtuale).

Non così per coloro i quali vedono nell’inserimento dell’educazione sessuale a scuola una sorta d’invasione della sfera privata e ritengono che sessualità e affettività vadano insegnati in famiglia, come sancito dall’art. 30 della Costituzione italiana.
Secondo la Chiesa cattolica, l’educazione sessuale promuoverebbe comportamenti sbagliati e una vita sessuale dissipata. Anche se non mancano aperture delle sfere ecclesiastiche, come quella del cardinale Bagnasco, favorevole all’educazione sessuale nelle scuole, a patto che sia facoltativa e venga impartita al di fuori delle ore di lezione.
La diffidenza verso iniziative di educazione sessuale mostrata da larga parte dell’opinione pubblica italiana è aumentata negli ultimi anni a seguito della diffusione dei gender studies, volti ad approfondire i significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere con lo scopo di contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, ma definiti da papa Francesco “espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”.