E’ emergenza Siccità ovunque nel Paese. Da Nord a Sud si cerca di salvare il salvabile. La Calabria chiede lo Stato di calamità naturale, ma sono molte altre le regioni in sofferenza.
Mercoledì 26, nel pomeriggio è in programma la riunione dell’Osservatorio Permanente sull’Appennino Centrale, con focus anche sul lago di Bracciano. La riunione era inizialmente prevista per giovedì 27, ma è stata anticipata per la situazione. Al tavolo siederanno ministero dell’Ambiente (probabilmente con lo stesso titolare Gian Luca Galletti), ministero delle Infrastrutture, Regione Lazio, Acea Ato 2, Anbi (l’Associazione dei consorzi per la gestione e tutela del territorio e acque irrigue), Assolettrica, Protezione Civile, Autorita’ di Bacino.
Grande attenzione sulla capitale: la Regione Lazio ha stabilito con decreto che dalla mezzanotte di venerdì 28 luglio Acea Ato 2 non potrà captare acqua dal lago di Bracciano per destinarla agli usi idropotabili, e quindi entro tale data sarà necessario trovare una soluzione. Diversamente, si calcola che saranno almeno 1,5 milioni i cittadini di Roma che, su turni di 8 ore, si ritroveranno con i rubinetti a secco.
Si sta dunque lavorando ad una sorta di composizione del quadro dei quartieri interessati. Non è chiaro a chi tocchi mettere a punto il piano di emergenza visto il rimpallo tra Regione Lazio e Acea. In particolare il governatore Nicola Zingaretti chiede all’azienda di formalizzare una proposta alternativa a quello dello stop di 8 ore al giorno per l’erogazione dell’acqua in città.
“Io non ho fatto polemiche, chiedo ad Acea di formalizzare la proposta alternativa. Noi faremo tutto per collaborare”. Quindi “e’ ora di trovare soluzioni, dialogando, parlando e le soluzioni si possono trovare”. Non si è fatta attendere la replica di Acea: in assenza di un piano regionale e con il decreto che diventa esecutivo, il gestore “non potrà fare altro che procedere con il piano di rigide turnazioni gia’ annunciato, ovviamente provvedendo ad informare nei prossimi giorni gli utenti circa le modalita’ di applicazione del piano stesso e fornendo consigli utili sugli usi idrici”.
Intanto, acqua razionata in venti Comuni della provincia di Roma a causa della Siccità. Il razionamento è operato dai gestori della rete. Le misure di restrizione erano partite a meta’ giugno, quando l’emergenza era già chiara, e riguardavano una quindicina di abitati, tra cui Grottaferrata, Zagarolo, Rocca di Papa. Al momento il numero è salito a venti, ma potrebbe aumentare se la Siccità dovesse continuare ed essere ancora più marcata di quella attuale.
Il lago di Bracciano vive una delle crisi più drammatiche di sempre: è al limite del punto di non ritorno, e con questo trend siccitoso non è allarmistico parlare di lago prossimo alla morte nelle sue capacità autodepurative. Lo spiegano i dati, e lo sottolineano gli esperti dell’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche (Irsa-Cnr), che da oltre 15 anni svolge attività di monitoraggio sul lago di Bracciano per acquisire dati quantitativi e qualitativi sulle acque, utili per valutare i limiti dell’impiego sostenibile.
Negli ultimi giorni si è registrato un abbassamento di circa 10 cm, il livello del lago è a -163 cm sullo zero idrometrico. Il dato dei 10 cm in meno in una settimana “è molto preoccupante – dice all’AGI David Rossi, ricercatore dell’Irsa Cnr – e c’e’ il rischio di avere una enorme danno ambientale, un ecosistema verrebbe del tutto compromesso“. Ai meno 2 metri rispetto allo zero idrometrico si ha gia’ una capacita’ di autodepurazione delle acque ridotta del 22,5% rispetto allo standard, e ad oggi quei 37 cm che mancano alla fatidica soglia dei meno 2 metri non sono qualcosa di lontano nel tempo, se le condizioni meteoclimatiche dovessero rimanere inalterate, ovvero se l’eventuale apporto con le precipitazioni dovesse essere limitato.
A -200 cm il rischio di ripercussioni sull’ecosistema e sulla falda circumlacuale e’ elevato; a -300 sarebbe la fine delle caratteristiche del lago. E quando viene a mancare la capacita’ autodepurativa, significa che poi l’acqua per poter essere utilizzata va trattata, e questo si traduce per forza di cose anche in un aumento dei costi di gestione e, a cascata, quindi di consumo da parte degli utenti. Ma non solo Bracciano, tutti gli invasi italiani sono in crisi a causa della prolungata Siccita’.
Spicca in modo impressionante il lago di Garda: ad oggi il riempimento e’ al 32% della capacita’, il deflusso dell’acqua e’ in quantita’ oltre il doppio rispetto a quella che ne viene apportata dai fiumi. E, sempre al nord, scendono rapidamente i livelli anche dei laghi di Como (riempimento al 57%), di Iseo (riempimento anche qui al 57%) e Maggiore (riempimento al 60%), tutti abbondantemente sotto la media. E da quasi tutte le regioni arrivano segnali inquietanti di carenza idrica, con ipotesi di richiesta di stato di calamita’ naturale.
