Ricerca: sintetizzato in Canada un virus estinto “cugino” del vaiolo

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Un team di scienziati canadesi ha utilizzato materiale genetico disponibile in commercio per ‘riesumare’ un virus estinto, ‘cugino’ del microrganismo responsabile del vaiolo che si stima uccise circa un miliardo di persone prima di essere eradicato. Il virus sintetizzato dal laboratorio in Canada è quello responsabile del vaiolo del cavallo. Del risultato ottenuto dagli esperti si fa cenno in un articolo pubblicato nei giorni scorsi su ‘Science’. Il ricercatore principale, David Evans, professore dell’University of Alberta, ha spiegato al ‘Washington Post’ che il lavoro del team è finalizzato allo sviluppo di vaccini e trattamenti anticancro e che non c’è nulla di pericoloso nel virus sintetico del vaiolo equino, che non è dannoso per gli esseri umani. L’esito del lavoro degli scienziati canadesi non è ancora stato pubblicato su una rivista scientifica – anche perché parlare di ricerche di questo tipo è sempre un’operazione delicata – ma l’esperto ne ha discusso lo scorso novembre in occasione di un meeting sul tema all’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra. E proprio in una relazione su quell’incontro, pubblicata dall’Oms, si rileva come Evans abbia sì ricevuto l’approvazione dalle autorità regolatorie per il suo lavoro ma – si aggiunge – queste autorità potrebbero non aver pienamente apprezzato la necessità di una regolamentazione dei passaggi necessari per sintetizzare un patogeno virulento del cavallo come questo. Evans ha poi dichiarato di aver chiesto un brevetto e ha riferito che sta collaborando con una società, la Tonix Pharmaceuticals. L’azienda, in una nota, ha a sua volta spiegato che la speranza è di utilizzare il virus per sviluppare un nuovo vaccino anti-vaiolo più sicuro di quello attualmente disponibile. Evans, riferisce il ‘Washington Post’, ammette di sostenere da tempo che sarebbe stato possibile sintetizzare un virus del vaiolo attraverso tecniche di laboratorio. Il tema resta delicato, visto che questa è stata la malattia più letale della storia dell’uomo (il virus è stato dichiarato formalmente eradicato nel 1980). Autorità e virologi hanno a lungo dibattuto anche sull’opportunità di distruggere gli ultimi campioni esistenti, custoditi sotto stretta vigilanza nei Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) statunitensi e in strutture governative in Russia. Un’argomentazione contraria, avanzata da Evans e altri, è che la distruzione degli stock noti non permetterebbe di sbarazzarsi definitivamente del vaiolo, perché potrebbero esservi ‘cache’ sconosciute del virus nascoste da qualche parte e in ogni caso le tecniche moderne sarebbero già in grado di sintetizzare il microrganismo. L’esperimento di Evans, secondo Science, ha richiesto una spesa di circa 100 mila dollari. Lo scienziato, che ha ricordato come le attuali leggi limitino l’accesso ai geni del vaiolo, assicura di non essere in cerca di pubblicità e di non volere clamore mediatico sulla sua attività. Indipendentemente da tutto, ha spiegato, “non cambia il fatto che in caso di vaiolo dobbiamo essere preparati. Non so se il rischio sia aumentato o no. Il solo fatto di parlarne in qualche misura lo aumenta“. E se Tom Frieden, ex capo dei Cdc statunitensi, evidenzia la necessità di monitorare in maniera più stringente esperimenti ‘a doppio uso’ (quelli, cioè, che in teoria potrebbero essere utilizzati sia per scopi protettivi che per creare un patogeno mortale), Anthony Fauci che è a capo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases riporta l’attenzione sul pericolo che può derivare piuttosto “da microrganismi come Zika, l’influenza pandemica, o Ebola, che evolvono naturalmente e sono molto più una minaccia per la civiltà della possibilità che qualcuno sia in grado di sintetizzare un microbo“.