Lo scorso 27 giugno, presso la sala convegni dell’Ordine dei giornalisti di Roma, è stato presentato il nuovo corso di laurea magistrale in ‘Comunicazione scientifica biomedica’. Attivo presso l’Università Sapienza già dall’anno accademico 2010-2011, il corso – spiega Elio Nello Meucci sull’Almanacco della Scienza del CNR – si rinnova per andare incontro alle sempre crescenti necessità di una comunicazione scientifica seria e puntuale. Unico in Italia, è interdisciplinare: Farmacia, Medicina, Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione le materie che si studiano durante i due anni di corso.
“Ogni giorno siamo bombardati da migliaia di articoli on line che, con pretese di scientificità, vogliono spiegarci come è meglio vivere la scienza”, sottolinea Michaela Liuccio, presidente del corso di laurea. Alla conferenza è intervenuto anche Eugenio Gaudio, rettore dell’ateneo capitolino: “Siamo qui per testimoniare l’impegno della Sapienza per una comunicazione della scienza sempre più puntuale e pronta ad affrontare le sfide lanciate dal mondo della ricerca medica e farmacologica. Sappiamo quanto la forza della comunicazione possa indirizzare e influenzare in senso positivo o negativo una ricerca, lo dimostra la vicenda dei vaccini. Bisogna perciò fare chiarezza con strumenti come questo corso di laurea”.
Il corso di laurea magistrale è finalizzato a formare giovani comunicatori e apre la strada a diverse opportunità di stage e di lavoro presso istituti di ricerca, case farmaceutiche o aziende del settore pubblico e privato in ambito medicale. “Aprire l’università a una comunicazione più ‘alta’, significa puntare sui giovani e sul loro futuro di mediatori tra scienza e pubblico”, spiega Lazzaro Pappagallo, segretario dell’associazione Stampa romana. Tra gli interventi, quello di Lorella Salce, capo ufficio stampa e relazioni esterne degli Istituti fisioterapici ospitalieri, che sottolinea la “necessità di una comunicazione scientifica più precisa e consapevole anche da parte del mondo medico, poco avvezzo a parlare in modo semplice e comprensibile”, ed evidenzia che “la mancanza di una formazione adeguata per chi fa comunicazione rischia di banalizzare ciò che, come la scienza, richiede invece un rigore ferreo”.


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