Nessun allarme siccità, ma servono investimenti, controlli, e soprattutto una gestione coordinata sul territorio della risorsa acqua, per evitare che in futuro la situazione diventi insostenibile. Lo spiegano ai cittadini e produttori agricoli di fronte alla persistente mancanza di pioggia in una conferenza stampa ad Ancona il presidente del Consorzio di Bonifica delle Marche Claudio Netti e quello dell’Assemblea del Consorzio (e coordinatore delle Politiche per la Montagna Anci Marche) Michele Maiani.
Le riserve idriche degli invasi delle cinque dighe delle Marche non destano per ora preoccupazione. La diga di Gerosa a Comunanza (Ascoli Piceno), che ha un invaso di 13 milioni di metri cubi d’acqua, ne contiene 7,5, quella di San Ruffino ad Amandola (Fermo) e’ piena (2,9 milioni di mc), quella di Castreccioni di Cingoli (Macerata) ha un accumulo di 35 milioni di mc su 42 di capienza. E ancora: la diga di Mercatale (Pesaro Urbino) ha una capienza di 3 milioni e 250.000 mc su 5,9 milioni, e quella di Rio Canale di Campofilone (Fermo) contiene un milione di mc di acqua su una capienza di 1,5 milioni.
”Ma ci aspetta un’estate torrida – ha ricordato Netti – e in considerazione dei cambiamenti climatici che interessano il pianeta, dove l’acqua dolce è solo il 2% di quella esistente, non ci possiamo più permettere sprechi. Il che significa un’attenta politica territoriale che veda negli accumuli d’acqua una risorsa strategica da governare grazie ad una gestione unica e coordinata con le istituzioni, che va dalle sorgenti, alle acque superficiali, alle falde“.
Nelle Marche l’accumulo idrico annuale delle dighe è annualmente di 100 milioni di mc, suddivisi tra il Consorzio (65%) e l’Enel (35%). La distribuzione di acqua potabile ai comuni (di cui solo una parte proviene dalle dighe) e’ invece conteggiata in 120 milioni di mc l’anno ed e’ divisa tra 34 gestori, cui vanno ad aggiungersi i circa 40/50 milioni d’acqua utilizzati dagli agricoltori, solo in parte rilevati dai contatori che non sono distribuiti uniformemente su tutto il territorio regionale. “Serve una cabina di regia per portare a sistema tutto questo – ha auspicato Maiani – e servono finanziamenti reperibili tra i fondi comunitari per farlo. La Regione Marche aveva intrapreso questo percorso, ma il recente sisma l’ha bloccato. Ci auguriamo che finita l’emergenza esso possa proseguire”.
