Non solo Benedetto Croce ha visto segnata la sua vita dal terribile terremoto che il 28 luglio del 1883 travolse Casamicciola e nel quale il filosofo, allora diciassettene, fu estratto vivo dalle macerie e perse i genitori e la sorella. Anche un altro grande uomo di cultura italiano, che ha dedicato tutta la vita proprio allo studio dei terremoti, ha visto la sua carriera indissolubilmente legata a quell’evento che distrusse il comune ischitano nel suo pieno fulgore di stazione termale internazionale. Furono proprio gli studi a Ischia, i primi che effettuò sul campo, infatti, a determinare la fama nel mondo scientifico internazionale di Giuseppe Mercalli, il celebre sismologo e vulcanologo noto principalmente per aver legato il suo nome a quello della scala per la misura dell’intensità dei terremoti.
L’episodio del 1883, il primo disastro sismico che colpì l’Italia dopo l’Unità, non è quello con la magnitudo più elevata nella serie storica dei 12 terremoti documentati che dal 1275 al 1980 hanno colpito l’isola. Proprio per l’ultimo episodio del 23 aprile 1980 l’Ingv indica una magnitudo di 4.37, mentre stima con calcoli a posteriori un valore di 4.26 per quello in cui Benedetto Croce perse la famiglia. Ma il sisma del 1883 fu assolutamente distruttivo: in 90 secondi causò 1784 morti e 448 feriti, a testimonianza di come le caratteristiche dei terreni nelle aree vulcaniche amplifichino le onde sismiche.
Su quell’episodio Mercalli produsse una monografia molto apprezzata, pubblicata l’anno seguente (“L’isola Ischia ed il terremoto del 28 luglio 1883“). Lì, l’illustre scienziato racconta: “Dopo la catastrofe del 28 luglio mi portai all’isola d’Ischia per studiarvi gli effetti e per raccogliere le notizie genuine di quel disastroso terremoto. A questo scopo mi fermai nell’isola quattro giorni in settembre e 8 giorni in novembre”. Dalle testimonianze raccolte Mercalli trasse le seguenti conclusioni: “La scossa nei luoghi più danneggiati non fu preceduta immediatamente da rombo, ma invece accompagnata da rombi e detonazioni sotterranee; fu sussultoria ed ondulatoria, e cagionò anche movimenti rotatori del suolo e di vari oggetti… durò 15 secondi e forse più. A Casamicciola fu preceduta di pochi minuti da una piccola scossa con rombo“. Già allora Mercalli sollevò il problema della cattiva costruzione degli edifici: “La causa di tanta rovina non è solo la violenza del terremoto – scrisse il sismologo – ma anche la poca solidità delle case e specialmente la scarsezza e la cattiva qualità del cemento usato nella loro costruzione”. E poi avvertiva di “non fare alcuna costruzione nuova in muratura e neppure riattare quelle lesionate nei luoghi più danneggiati, come Casamicciola“. Il primo lavoro di Mercalli da sismologo fu dedicato proprio all’analisi della sismicità a Ischia, dal 1228 al 1881. Mercalli aveva classificato i terremoti dell’isola tra i ”terremoti vulcanici propriamente detti” perché ritenuti collegati direttamente all’attività magmatica, per la loro superficialità e per la corrispondenza temporale tra attività sismica e manifestazioni idrotermali.


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