Sono gravi i danni causati dall’incendio doloso sviluppatosi ieri nella zona della riserva marina di Torre Guaceto, in provincia di Brindisi. Il fuoco è stato appiccato a monte della strada statale 379 e ha riguardato all’inizio un terreno agricolo. Muovendo dalla complanare ovest, le fiamme si sono propagate fino all’interno dell’area protetta distruggendo completamente il canneto. L’incendio ha devastato un’area vasta 3,5 ettari e rientrante nella zona C della Riserva. Le fiamme alte hanno raso al suolo la vegetazione. Già a giugno il Consorzio di gestione aveva sollecitato un maggiore controllo delle Autorità competenti circa il pericolo generato dalla contiguità tra aree agricole e zone umide poste a monte della 379. L’ente sottolinea di essere “deputato al controllo dell’attuazione delle norme stabilite dallo statuto istitutivo dell’area protetta in tutte le parti che rientrano nel perimetro della Riserva, anche quando queste sono proprietà privata”.
L’incendio di ieri ha provocato danni all’ecosistema della Riserva e avrebbe potuto generarne danni ben peggiori se solo gli operatori del Consorzio e la squadra anti incendio dell’Arif (Agenzia regionale opere irrigue e forestali ) non fossero intervenuti tempestivamente ed i vigili del fuoco non avessero prima messo in sicurezza l’area, impedendo che le fiamme si espandessero fino a raggiungere la PALUDE di Torre Guaceto, esattamente come accaduto nel 2007, poi provvedendo allo spegnimento. L’area caratterizzata dal canneto e dal chiaro d’acqua celebre per essere luogo di vita e nursery per molti degli animali che nascono in Riserva, infatti, è posto oltre la complanare, a pochi metri di distanza dal luogo interessato dal rogo. Realizzato nell’ambito del piano della lotta agli incendi boschivi, lo specchio d’acqua avrebbe fermato la propagazione dell’incendio, ma tutto il resto sarebbe andato distrutto e la vita della fauna stanziale sarebbe stata messa in serio pericolo.
Non è la prima volta che la Riserva viene minacciata dal fuoco, ”in alcuni casi con fini intimidatori – sottolinea il Consorzio – in altri per perseguire i propri interessi in sfregio dell’area protetta. Il fuoco ha toccato troppe volte Torre Guaceto”. I precedenti si sono verificati il 23 e il 31 maggio e il 22 giugno. ”Tutti questi episodi, compreso quello di ieri sono di natura dolosa ed è possibile dedurre siano imputabili a soggetti distinti”. ”La macchina del primo intervento ha funzionato – dichiara il presidente del Consorzio, Vincenzo Epifani – i primi ad intervenire sul campo ieri, sono stati gli uomini dell’Arif che presidiano la Riserva alternandosi con il personale del Consorzio ai fini della prevenzione degli incendi.
Il lavoro svolto dai colleghi e da Arif benché non sia stato utile allo spegnimento delle fiamme dato la stessa natura del canneto, unito all’attività risolutiva svolta dai vigili del fuoco ha permesso di limitare i danni”. “Confidiamo nel lavoro d’indagine svolto dalle Autorità – aggiunge – quando tutti i rilievi del caso saranno finiti, dovrà essere ripristinato il canneto nell’area interessata dalle fiamme e, come già comunicato al proprietario del terreno, non sarà possibile svolgere attività agricola nell’area”. Continua anche in queste ore l’attività di bonifica del luogo a opera degli operatori del Consorzio, dell’Arif e dei vigili del fuoco finalizzata a scongiurare il ripresentarsi delle fiamme, come accaduto anche questa mattina.


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