Incendi, “volevano fare scoppiare una bomba”: vigili del fuoco volontari appiccavano roghi per guadagnare soldi, ecco come agivano

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Simulavano degli interventi segnalando inesistenti incendi alla centrale operativa del 115, ed in altre occasioni, chiedevano “aiuto” a parenti e amici, ottenendo così segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi: questo il modus operandi dei 15 vigili del fuoco volontari scoperti dalla Squadra mobile di Ragusa. Uno è stato arrestato mentre gli altri 14 sono indagati per truffa. Un’indagine nata anche grazie all’aiuto del Corpo dei vigili del fuoco del Comando Provinciale di Ragusa, che nel maggio del 2015 aveva segnalato alla Squadra Mobile di Ragusa alcune anomalie connesse a “delle incongruenze sulle schede di intervento redatte dal personale volontario del distaccamento di Santa Croce Camerina“, nel ragusano. Acquisiti gli elementi dal Comando, i poliziotti della Squadra Mobile hanno avviato un’indagine accurata “al fine di verificare l’esistenza di fatti reato“. “Le indagini dovevano intanto chiarire il motivo di eventuali richieste simulate per poi individuare gli elementi vulnerabili del gruppo criminale e quindi individuare i responsabili – spiegano gli investigatori – Presso il distaccamento prestavano servizio, suddivisi in 4 turni, decine di volontari e tra gli altri i 15 indagati tutti nella stessa squadra“.

Anche se volontari, gli uomini del distaccamento percepiscono delle indennità ma solo quando effettuano gli interventi, diversamente, se restano presso la caserma, non hanno diritto ad alcun rimborso. Nel distaccamento dei Vigili del fuoco di Santa Croce Camerina (Ragusa) prestavano servizio, suddivisi in 4 turni, decine di volontari e tra gli altri i 15 indagati tutti nella stessa squadra. Rispetto agli altri volontari, gli indagati operavano per 3 volte in più. A dispetto di 40 interventi di una squadra, loro ne effettuavano 120, creando malumore per alcuni e volontà di aggregarsi in altri, così da ottenere più denaro.

I componenti del turno “D” agivano mettendo in pratica tre modalità: la prima era quella di simulare degli interventi mediante segnalazioni inesistenti alla centrale operativa del 115; la seconda chiedere “aiuto” a parenti ed amici, ottenendo così segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi; la terza era quella di appiccare incendi a cassonetti e terreni.

Il capo gruppo è stato sottoposto agli arresti domiciliari in quanto “ha continuato a reiterare il reato“. Addirittura, sostiene la polizia di Stato “in una occasione, ha asserito di voler ‘fare scoppiare una bomba’ pur di prendere le indennita’ spettanti“.