Morbillo, Burioni: “Chi lavora in ospedale deve vaccinarsi, oltre ai bimbi pensare anche agli adulti”

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Un’ostetrica dell’ospedale di Senigallia malata di morbillo. “E’ un grosso guaio“, avverte Roberto Burioni, ‘medico social’ paladino dei vaccini. “Chi è ammalato di morbillo infetta oltre il 90% delle persone suscettibili con cui entra in contatto“, spiega l’esperto. E siccome “un’ostetrica ha solitamente a che fare con donne gravide“, e “il morbillo contratto durante la gravidanza è un’eventualità grave che può portare a conseguenze drammatiche per il feto“, ricorda il virologo dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, “se una delle donne gravide con cui è entrata in contatto ha contratto l’infezione, in questo momento, insieme al bimbo che porta in grembo, è in serio pericolo“.
Il morbillo è un’infezione molto contagiosa – ricorda Burioni, commentando su Facebook il caso anconetano – Questo non solo perché chi la contrae diffonde il virus in maniera estremamente efficace, ma soprattutto perché il virus viene emesso dalla persona anche nei giorni precedenti alla malattia. In altre parole, questa ostetrica si è ammalata nel weekend dopo Ferragosto“; ma “nei giorni precedenti, pur non sentendosi male, era altamente infettiva e quindi in grado trasmettere l’infezione alle persone che ha incontrato“.
Secondo quanto riferito dalla Regione Marche, “l’ostetrica non era stata vaccinata: se lo fosse stata non avrebbe potuto contrarre il morbillo e non avrebbe potuto trasmetterlo alle donne gravide“, osserva lo specialista precisando che “tra le donne gravide rischiano solo quelle non vaccinate: chi è immunizzata è protetta e non corre alcun rischio“.
Insomma, per Burioni “la lezione che si può trarre da questo grave fatto di cronaca è che non basta vaccinare i bambini, anche se gli adulti suscettibili sono stati bambini non vaccinati: bisogna pensare anche agli adulti“.
Chi lavora in un ospedale è da un lato più esposto al contagio, dall’altro è a contatto con popolazioni più vulnerabili: deve vaccinarsi“, insiste il medico. “Non c’è scritto in nessuna legge – sottolinea – ma il personale senso di responsabilità deve indurre il sanitario a questa scelta per proteggersi lui stesso e per proteggere i pazienti. Non basta: quando una donna si avvicina all’età fertile deve mettersi in regola con le vaccinazioni – raccomanda lo specialista – perché un morbillo, una rosolia o una varicella possono trasformare 9 mesi di felice attesa in un incubo terribile ed evitabile con una semplice, innocua ed efficacissima vaccinazione“.
Ovvio che, se l’ostetrica e le mamme sono vaccinate da bambine, il problema non esiste“, ribadisce Burioni annunciando che “oggi pomeriggio, alle 18, parlerò di vaccini alla Festa Pesaro in piazzale Collenuccio“.