Punture di calabrone: come riconoscerle e curarle

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I calabroni, come vespe ed api, sono insetti appartenenti all’ordine degli imenotteri, che conta circa 1000 specie. Essi si nutrono di insetti e linfa, pungendo solo se si sentono in pericolo; in genere per difendere il nido a cui, inconsapevolmente, ci si avvicina. Formano colonie annuali, nidificano in primavera nelle cavità di alberi secolari, adattandosi, in mancanza, negli spazi fra i muri, i camini, i granai, le cassette nido per gli uccelli.

Cosa fare in caso di punture di calabrone?

In seguito alla puntura, se l’insetto è ancora in zona, occorre spostarsi con molta cautela in un posto più sicuro, premendo leggermente intorno alla puntura per far uscire il veleno, in massimo 30 secondi dalla sua inoculazione. Di norma, è sufficiente pulire bene la parte colpita dalla puntura con acqua e sapone neutro e non aggressivo, disinfettando la cute. Fate scorrere acqua fredda sopra e attorno alla puntura per ostacolare i fenomeni infiammatori; applicate il ghiaccio, avvolto in un fazzoletto, per contrastare il dolore.

Dopo qualche ora, è possibile applicare una crema costituita da una miscela di analgesico, antistaminico e cortisonico. Se la vittima mostra sintomi importanti quali difficoltà respiratorie, oppressione alla gola, difficoltà a parlare, nausea o vomito, battito cardiaco accelerato o palpitazioni; se la pelle prude, formicola, si gonfia o arrossa molto, vi è perdita di coscienza, non esitate a chiamare il 118. In caso di shock anafilattico occorre iniettare subito epinefrina.