Scuole terremotate in Nepal, un progetto per riaprirle tutte

MeteoWeb

“In Italia il Nepal e’ stato dimenticato, ma ha ancora bisogno d’aiuto”. È l’appello di Andrea Casini, responsabile progetti dell’associazione italiana ‘Asia Onlus’. Appena ritornato da una missione nel Paese asiatico, contattato telefonicamente dall’agenzia Dire, Casini racconta di “Namaskar for Nepal”, uno dei progetti dell’associazione, che ambisce a ricostruire le scuole distrutte dal terremoto in cui tra il 25 aprile e il 12 maggio del 2015, morirono novemila persone e 900mila edifici furono danneggiati e, nella maggior parte dei casi, completamente distrutti. Attraverso il coinvolgimento degli adulti, l’iniziativa mira a intervenire anche sulla tratta degli esseri umani: circa 12mila donne e bambini nepalesi ne sono vittime ogni anno (dati Unicef 2016), e il fenomeno si e’ aggravato dopo il sisma, che ha creato migliaia di orfani. “Ci siamo chiesti, insieme a esperti del settore, cosa spinga uno zio o un genitore a vendere un bambino, e ci siamo risposti che si tratta sempre del bisogno economico- spiega ancora Casini- per questo stiamo aiutando anche gli adulti a realizzare attivita’ produttrici di reddito, per esempio abbiamo lavorato per aiutare uomini e donne nepalesi a prendere la patente e a imparare le tecniche di sartoria tradizionale. Anche il progetto ‘Namaskar’ (la parola e’ la formula di saluto piu’ comune in Nepal) non si limita alla ricostruzione degli edifici. 870 persone, infatti, verranno formate su diverse tematiche tra cui diritti dei bambini e pericolo di traffico dei minori, metodi didattici avanzati, attivita’ di agricoltura biologica e coltura di caffe’, miele, patate, cardamomo, piante aromatiche e mediche” racconta ancora il responsabile progetti della Onlus. A Yarsa e Saramthali, i due villaggi della regione centrale del Paese dove l’Ong ha gia’ iniziato a costruire le prime scuole, grazie a fondi messi a disposizione da diverse organizzazioni e da donatori privati, il 95% delle costruzioni e’ stato ridotto in macerie. “Ora li’ i ragazzi sono costretti a studiare in aule di lamiera, ma con il sole si surriscaldano, mentre quando piove, il rumore e’ fortissimo e non si sente niente”, racconta Casini, la cui organizzazione ha contribuito anche alla costruzione di queste aule temporanee che, pur “non essendo proprio il massimo”, hanno permesso a centinaia di ragazzi di continuare a studiare. Le prime quattro scuole del progetto di Asia ospiteranno 600 bambini. “Anche se il governo nepalese ci sta creando alcune difficolta’, speriamo di finirle entro il 2017, ma la nostra speranza e’ di raccogliere nuovi fondi per ricostruirne ancora”, conclude il responsabile progetti della Onlus.