Preghiere, formule magiche e antichi riti, danze e processioni, da tempo immemore vengono eseguiti per chiedere a Santi, Dei o forze della natura di mangiare la pioggia, in un misterioso intreccio, spesso, di sacro e profano. I Romani invocavano Giove Pluvio del Campidoglio; gli Aztechi sacrificavano a Xipe Totec nemici e schiavi. Danze e rituali rumeni, detti Paparuda, venivano praticati in primavera ed estate per auspicare l’arrivo delle piogge; così come famosi sono i balli dedicati alla dea Perperuna di alcune culture slave. Danze avevano luogo in Antico Egitto, mentre in alcune tribù dell’India Orientale gli uomini, armati di lunghi bastoni, pregano Shiva affinchè mandi un po’ d’acqua, stando comodamente distesi.
Il rito avviene a maggio, durante la festività induista detta Manda, durante la quale i più coraggiosi camminano sui carboni ardenti.Oltre alla celebre danza della pioggia africana, praticata attualmente in pochissimi villaggi, un ballo ancestrale che accompagna questo continente in tutta la sua quotidianità tra canti, salti, giravolte, rumori con gioielli, roteazione degli occhi, preghiere rivolte agli Dei recitate dallo stregone, il tutto agghindati con piume e ornamenti; troviamo, nella storia americana, in particolare dei Nativi Americani, un tradizionale cerimoniale : quello della danza delle piogge, usata dalle popolazioni native per propiziare la venuta della pioggia nei momenti di siccità.
Maggiormente comune tra le tribù nel Sud/Ovest America, prevedeva l’uso di speciali costumi. Gli uomini, in particolare, dovevano avere capelli ondeggiati lunghi durante la cerimonia, indossando una maschera con striscia turchese che si estendeva da un orecchio all’altro, con una banda blu in basso, oltre a rettangoli giali e rossi, una frangia di crine pendente dal basso, coprendo la gola e tre piume bianche pendenti dalla parte superiore della maschera. Le donne, invece, portavano i capelli raccolti in un involucro speciale ai lati della testa, con una maschera dalla striscia bianca, indossando un abito nero che copriva tutto il loro colpo, ad eccezione dei piedi nudi, senza calzari, con uno scialle dai colori brillanti.


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