Terremoto, De Luca shock: “altro che abusivismo, è tutta colpa dell’ambientalismo parolaio e vi spiego perchè”

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Non ho mai parlato di sanatoria o di condono. Io sostengo che si deve uscire dalla situazione di impasse attuale con scelte secche. Quel che va abbattuto, si abbatta. Quel che si deve salvare, si salvi. Però si deve prendere una decisione. Io voglio uscire da questo ambientalismo parolaio, perché a furia di fare finto ambientalismo, in questi 25 anni gli immobili sono rimasti lì e gli sversamenti sono finiti nei terreni. Ma si sono tutti ripuliti la coscienza con grandi chiacchiere“. Lo dice il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, in un’intervista a ‘La Stampa’. “La nostra legge sostiene che bisogna distinguere – sottolinea – Ci sono quattro casistiche che non si possono ammettere: se si è costruito in zone di vincolo idrogeologico, se c’è un vincolo assoluto di inedificabilità, se hanno costruito imprese colluse con la camorra, se il proprietario ha altre proprietà, allora bisogna abbattere“.

Con queste demolizioni, già un 30 o 40% delle case abusive verrebbe demolito. Il resto, a discrezione dei Consigli comunali, può essere requisito e destinato a edilizia sociale“. Ad Ischia, dove c’è un vincolo di inedificabilità, secondo questa legge si dovrebbe demolire. “Se c’è un vincolo assoluto, bisogna abbattere. Così come – prosegue De Lucanon possiamo mica ammettere che ci sia una casa costruita su un soffione. E’ buonsenso. Ma il resto deve venire alla luce. Non è possibile che, siccome sono abusivi, non possono collegarsi alla fogna e così versano dove capita. Non è possibile che non paghino gli oneri della Bucalossi“.

Cosa dice la legge della Regione Campania sull’abusivismo

LaPresse/Alessandro Pone
LaPresse/Alessandro Pone

“Misure di semplificazione e linee guida di supporto ai Comuni in materia di governo del territorio”. E’ questo il titolo della legge della Regione Campania approvata il 22 giugno, impugnata dal governo il 7 agosto e ora sotto attacco dopo il Terremoto a Ischia. Alla base c’e’ una possibilita’ offerta da una legge nazionale, il testo unico sull’edilizia: in caso di mancata demolizione, il Comune puo’ acquisire al patrimonio comunale l’opera abusiva individuando “un particolare interesse pubblico”. La legge campana, come spiega l’articolo 1, punta a fornire linee guida per questo genere di edifici, a sostegno degli “enti locali che intendano azionare misure alternative alla demolizione degli immobili abusivi”. All’art. 2 seguono le disposizioni a cui si dovranno conformare le linee guida che la giunta regionale e’ chiamata ad approvare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. Quindi – ed e’ questa la parte finita sotto la lente – vengono elencati i parametri per le demolizioni che i Comuni definiscono con propri regolamenti, potendosi avvalere delle linee guida regionali. Con una premessa: resta ferma, si legge nel provvedimento, la “autonoma valutazione del Consigli comunali sull’esistenza di prevalenti interessi pubblici rispetto alla procedura di demolizione dei beni acquisiti al patrimonio comunale”. Nell’elenco sui parametri demandati ai Comuni figurano innanzitutto i criteri per valutare che non si determini un conflitto rispetto a preminenti interessi urbanistici, ambientali e di rispetto dell’assetto idrogeologico. C’e’ poi la regolamentazione della locazione e alienazione degli immobili acquisiti al patrimonio comunale perche’ non e’ stato ottemperato l’ordine di demolizione, “anche con preferenza – si legge nel testo – per gli occupanti per necessita'”, per esempio chi occupa un alloggio a causa di una particolare economica, “al fine di garantire alloggio adeguato alla composizione del relativo nucleo familiare”. E ancora i Comuni individuano “i criteri di determinazione del possesso del requisito soggettivo di occupante per necessita’, anche per quanto riferito alla data di occupazione dell’alloggio” e “i criteri di determinazione del limite di adeguatezza dell’alloggio alla composizione del nucleo familiare”.