Terremoto, l’INGV: “al Centro Italia le ristrutturazioni delle case hanno provocato danni ancora più gravi”

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Un’edilizia vulnerabile quella dell’Alto Reatino e della provincia di Ascoli Piceno, territorio colpito violentemente dal terremoto dello scorso anno. Case in pietra che, anche se ristrutturate, hanno subito molti danni. Anzi la ristrutturazione ha creato ancora più problemi. E’ questa la fotografia scattata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a un anno dal terremoto. “I centri abitati – si legge nel Rapporto – presentano una forte prevalenza di edilizia storica in pietra. I centri minori, sorti originariamente come insediamenti rurali, sono stati progressivamente adibiti ad uso residenziale (principalmente seconde case) o in parte abbandonati. Molti edifici presentano tracce di interventi di ristrutturazione relativamente recenti che hanno però ottenuto l’effetto opposto, andando a peggiorare la vulnerabilità e a rendere queste strutture più fragili”. Ad esempio, molti solai in legno sono stati nel tempo sostituiti con rigidi e pesanti solai in laterocemento, senza un adeguato rinforzo delle vecchie murature verticali e senza una giusta connessione tra muratura e solaio, compromettendo così l’integrità dell’intera struttura. Abbastanza frequenti sono gli inserimenti di cordoli in calcestruzzo, spesso non armato o con armatura del tutto inadeguata (in qualche caso su un solo lato dell’edificio).Nella zona della Valnerina, invece, sono state fatte “recenti e virtuose ristrutturazioni a seguito del terremoto di Umbria-Marche del 1997-98, ben visibili ad esempio nelle catene inserite in numerose murature”. Secondo l’Ingv “questo è probabilmente uno degli elementi determinanti che spiega perché in paesi come Norcia e Preci i danni nei centri storici siano stati relativamente contenuti – a subire vasti crolli sono state soprattutto le chiese (sulla vulnerabilità particolare delle chiese, e degli edifici monumentali in genere, si rimanda al post di luglio) – nonostante la vicinanza all’epicentro della fortissima scossa del 30 ottobre. Allo stesso modo, anche diverse località del versante marchigiano sono caratterizzate dalla presenza di edifici ricostruiti o rinforzati dopo il 1997 e che per questo presentano una vulnerabilità complessivamente minore”