Il dirigente del servizio di Prevenzione Veterinaria e Sicurezza Alimentare della Regione Marche , Paolo Pierucci , ha spiegato, a seguito del blocco immediato di un allevamento “medio” di galline ovaiole dove si producono “circa 90 mila uova al giorno” , causato dal ritrovamento di tracce, sia pure in valori inferiori alla tossicita’, dell’insetticida fipronil, che “per noi e’ cambiato tutto. Fino a ieri si pensava che il fipronil fosse arrivato in Italia solo con uova di importazione o prodotti lavorati fatti con uova provenienti dall’estero. Per la prima volta abbiamo trovato l’insetticida in un allevamento italiano”.
Questo significa che bisogna “cambiare passo, ampliare tutti i controlli, lavorando a rete: non solo noi della Regione Marche, ma anche il Ministero della Salute, le altre Regioni, il Nas, tutti i servizi di igiene e prevenzione”.
“Da un lato bisogna accertare se ci sono ancora tracce di fipronil nell’allevamento”, dall’altro “bisogna ricostruire il percorso fatto dalle uova verso negozi e centri commerciali, stabilire il grado di distribuzione del ‘prodotto uovo’ e dei suoi derivati per decidere l’eventuale ritiro dal commercio”.
Il dott. Pierucci nella giornata di ieri ha partecipato ad una riunione tenutasi presso il Ministero: “come Regione Marche abbiamo chiesto di svolgere attivita’ ulteriori rispetto al piano straordinario per la ricerca di fipronil predisposto dal Ministero l’11 agosto scorso”.
E’ probabile che all’origine della contaminazione ci sia l’uso del fipronil per la pulizia dell’allevamento ‘a fine ciclo’, cioe’ quando le galline non ci sono”, come acaricida per il Dermanyssus gallinae, un parassita del pollame; ma ancora molte cose restano da chiarire.
In ragione di ciò bisogna allargare il quadro di ricerca , perseguendo la strada della tracciabilità degli alimenti.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?