Allarme in Antartide, i ghiacci si sciolgono: livelli di gas serra come mai in 800mila anni

I ghiacci dell’Antartide si sciolgono mentre i livelli di gas serra in atmosfera raggiunti oggi non si sono mai verificati negli ultimi 800.000 anni. Sono oltre 200 i geologi provenienti da tutto il mondo riuniti a Trieste, fino a venerdì prossimo, per valutare questi due parametri e fare il punto sulla salute dei ghiacci antartici. Gli esperti si stanno confrontando anche sull’entità dello scioglimento della calotta polare e il conseguente innalzamento del livello globale dei mari. L’occasione è la conferenza Past Antarctic Ice Sheet Dynamics organizzata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, alla Stazione Marittima di Trieste.

“L’assottigliamento dei ghiacciai nelle zone più interne dell’Antartide è un fenomeno in atto e le cause non sono ancora chiare” sottolinea l’Ogs ricordando il distacco, a luglio, dell’Iceberg A68 dalla piattaforma di ghiaccio Larsen. Il fenomeno, con buona pace del clamore mediatico, “non è di per sè un fatto eccezionale: è spiegabile con i meccanismi naturali di disintegrazione in mare dei grandi ghiacciai che scivolano dalle zone interne o più elevate dell’Antartide verso la costa” spiega Laura De Santis, geofisica dell’Ogs che ha all’attivo cinque spedizioni scientifiche in Antartide.

I ghiacciai che arrivano sulla costa, in molti casi -racconta la ricercatrice- si spingono anche in mare, via via si assottigliano, galleggiano e infine si disintegrano per effetto delle onde, delle correnti. Il problema però è che quando enormi e intere porzioni di piattaforme galleggianti, come quella di Larsen, che operano come una sorta di barriera protettiva tra la calotta glaciale vera e propria e l’oceano, spariscono, la corsa dei ghiacciai in mare accelera”.

Questo fenomeno, prosegue De Santis, “è già stato osservato nella zona della Penisola Antartica, dove già tra la metà degli anni ’80 e il 2000 si era verificata la disintegrazione di una parte della piattaforma di Larsen, e i ghiacciai costieri aumentarono fino a 5 volte la loro corsa verso il mare”. Dunque la conferenza di Trieste, afferma De Santis, “è un’importante occasione per presentare e discutere i più recenti risultati delle analisi e misure condotte in Antartide” e l’obiettivo è “integrando tali dati con le simulazioni numeriche, comprendere la relazione tra riscaldamento climatico, circolazione oceanica e stabilità della calotta antartica“.

L’obiettivo principale, aggiunge la ricercatrice, è fornire indicazioni più accurate possibili all’Ipcc-International Panel of Climate Change “per poter fare previsioni sul futuro climatico del nostro pianeta nell’ottica di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5-2°C rispetto all’epoca pre-industriale, come sottoscritto dall’accordo di Parigi nel 2015″, firmato da 195 nazioni dell’United Nations Framework Convention on Climate Change.

Noi geologi -prosegue la ricercatrice- studiamo il passato della calotta polare, leggendolo negli strati sedimentari che conservano informazioni sulla storia delle sue passate fluttuazioni -(avanzata e ritiro, crescita e disintegrazione- per comprendere cosa sia avvenuto in epoche caratterizzate da livelli di CO2 in atmosfera più alti di quelli attuali”. “I livelli di gas serra in atmosfera che abbiamo raggiunto oggi non si sono mai verificati negli ultimi 800.000 anni” precisa la ricercatrice.

E quelli ancora più alti “previsti dagli scenari futuri più pessimisti, si sono verificati solo milioni di anni fa, quando il volume dei ghiacci era molto ridotto e il livello del mare era di alcuni metri più alto su tutto il pianeta e più alta di alcuni gradi era la temperatura globale” segnala ancora De Santis. “Il nostro lavoro è mirato dunque a ricavare informazioni utili dal passato per comprendere meglio l’entità dello scioglimento dei ghiacci e del conseguente innalzamento del livello globale del mare e capire se ciò avverrà in tempi rapidi: nei prossimi 100-200-500 anni” aggiunge De Santis.