Uno studio condotto dai ricercatori del Los Alamos National Laboratory, pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, getta nuova luce sul passato di Marte, e sulla possibilità che possa avere ospitato la vita: la ricerca si è concentrata sulla recente scoperta di “ingrediente” fondamentale per la vita sul pianeta rosso, che potrebbe confermare la suddetta tesi, che purtroppo manca ancora di prove tangibili.
Il rover Curiosity, lanciato con la sonda Mars Science Laboratory il 26 novembre 2011 e giunto su Marte il 6 agosto 2012, nel dicembre 2016 ha rinvenuto tracce di boro nel cratere Gale. Il boro è notoriamente associato a siti aridi dove è avvenuta l’evaporazione dell’acqua e sulla Terra (infatti è stato trovato in luoghi desertici e inospitali come la Death Valley) ma ciò che è fondamentale è che si tratta di un elemento chimico che svolge un ruolo importante nella formazione dell’acido ribonucleico, l’Rna: “I borati rappresentano un possibile ponte tra molecole organiche semplici e Rna. Senza l’Rna, non c’è la vita“, ha spiegato Patrick Gasda, ricercatore del Los Alamos National Laboratory e autore principale dello studio. “Trovare il boro su Marte, rende più probabile che in passato il pianeta possa aver ospitato la vita“.
Il boro è stato scovato in vene minerali di solfato di calcio e la sua presenza è emblematica delle potenziali condizioni di vivibilità delle acque sotterranee nel passato di Marte.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?