L’equinozio d’autunno ha rappresentato nell’antichità un momento speciale, in cui luce e tenebre sono in perfetto equilibrio. Nella memoria celtica, esso veniva festeggiato col nome di Mabon, giovane dio della vegetazione e dei raccolti, indicato come Maponus nelle iscrizioni romano-britanne, figlio di Modron, la Dea Madre, rapito tre notti dopo la sua nascita, imprigionato per lunghi anni sino al giorno in cui venne liberato da Culhwch, cugino di re Artù. A causa del suo soggiorno ad Annwn, Mobon rimase giovane per sempre. Il suo rapimento è l’equivalente celtico del rapimento di Persefone. Nell’antica Grecia si celebravano i Grandi Misteri Eleusini, riti misterici che ricordavano il rapimento di Persefone, figlia della dea Demetra che regolava i cicli vitali della terra, condotta agli Inferi dal dio Ade che ne fece la sua sposa.
La leggenda racconta che Demetra, come segno di lutto e fin quando non riebbe sua figlia, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle piante e sterile la terra. Nella tradizione druidica, l’equinozio d’Autunno veniva chiamato Alban Elfed (Autunno) e Elued (Luce dell’Acqua). Esso rappresentava la seconda festività del raccolto, segnando la fine della mietitura, così come Lighnadas ne aveva segnato l’inizio. Per la tradizione cristiana è San Michele Arcangelo a presiedere all’equinozio d’autunno. San Michele è uno dei tre Arcangeli, insieme a Gabriele e Raffaele, menzionati nella Bibbia. E’ evidentemente una figura speciale, in quanto la stessa etimologia del nome richiama all’ebraico Mi – ka – El e significa “Chi come Dio?” – (quis ut Deus). Proprio come i frutti cadono dagli alberi, mentre i semi vengono selezionati per essere consumati o conservati, anche l’uomo deve fare un lavoro di cernita, proprio come la natura fa con la sua vegetazione, separando la spiritualità dalla materialità, l’anima dal corpo.
San Michele Arcangelo ci insegna come selezionare, discernere, separare il puro dall’impuro, l’utile dall’inutile, il nocivo dal salubre, grazie alle sue forze di equilibrio, giustizia, discernendo il buono dal cattivo. Egli appare nell’iconografia cristiana come difensore della Luce, con una spada in mano mentre abbatte un mostro tellurico accasciato ai suoi piedi, simbolo delle forze ctonie del male. Nonostante, dunque, in questo momento dell’anno il vigore fisico della natura si affievolisca, l’Arcangelo Michele, festeggiato il 29 settembre, è un appello al coraggio, alla forza, alla sconfitta della paura che cresce con l’approssimarsi del buio e della stagione fredda. Egli rappresenta perciò la forza interiore di ognuno, capace di attraversare l’Abisso per ricominciare un nuovo ciclo. Dal mondo bizantino, il culto dell’Arcangelo Michele dilagò rapidamente ovunque, diffuso soprattutto dalla popolarità che godeva fra i soldati: a San Michele Arcangelo è infatti attribuito uno dei compiti più importanti, quello della lotta contro le Forze del Male. Il suo culto si diffuse in Europa lungo l’ideale asse che unisce il santuario del Monte Gargano, Monte Sant’Angelo, a quello di Mont-Saint-Michel in Normandia, seguendo in buona parte lo sviluppo della via Francigena.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?