“Gli effetti causati dal terremoto dell’Ottobre scorso sul territorio marchigiano-umbro e da noi mappati sono stati ben 4000. Abbiamo riscontrato spaccature di circa 2 metri e profondità sempre di 2 metri. Camminando in cresta ai versanti queste spaccature evidenziano lo scuotimento legato al sisma e fanno presupporre che tali situazioni possano evolvere anche in criticità molto importanti. Stiamo andando incontro ad una stagione fredda e dunque il ghiaccio che si può formare e penetrare dentro queste spaccature potrebbe ancora di più allargare tali spaccature. Questa è una situazione che va assolutamente monitorata”. Lo ha dichiarato oggi Gilberto Pambianchi, Presidente Nazionale dei Geomorfologi, aprendo il primo dei tre briefing stampa dei geologi nell’area colpita dal sisma del 2016. Briefing stampa dei geologi sul corpo di una grande frana. “Il paesaggio sta cambiando. Ci sono circa 300 frane nell’area epicentrale – ha proseguito Pambianchi – e di queste almeno 30 frani grandi si sono riattivate dopo il terremoto. Un sisma che ha interessato un’area molto grande. Basti pensare che abbiamo trovato effetti su ben 1200 chilometri di strade. Nella Val Nerina una frana di crollo di circa 40-50.000 metri cubi di materiale ha invaso l’asta del fiume Nera creando uno sbarramento a monte ed un fenomeno analogo si è verificato anche nella Valle dell’Infernaccio, dove una frana di crollo di circa 30 – 40.000 metri cubi ha creato un piccolo specchio lacustre. L’appello è quello di fare un immediato monitoraggio del territorio”.
“Domani, Venerdì 15 settembre – ha dichiarato Marco Materazzi dell’Università di CAMERINO, geomorfologo – saremo in briefing stampa sui Laghi di Pilato, gli unici laghi glaciali dell’Appennino Centrale. Laghi quasi prosciugati. Poi entreremo nell’area epicentrale. A Norcia osserveremo le problematiche idro-geomorfologiche legate al centro abitato e nella piana alluvionale. In quest’ultima di grande effetto è la ricomparsa, dopo il terremoto, del Torrente Torbidone non più attivo da tantissimi anni. Vedremo poi gli effetti differenziali che il terremoto ha causato sulle abitazioni ed il condizionamento legato alla natura geomorfologica del terreno. A Castelluccio e sul Monte Vettore verificheremo, ad un anno di distanza, l’evoluzione delle faglie, delle fratture, delle frane e delle sorgenti.
In questa zona ci sono effetti molto importanti di cambiamento nel regime idrologico di fiumi e sorgenti, dovuto al sisma del 2016, ad esempio sorgenti scomparse e fiumi aumentati di portata ma si sono anche create nuove sorgenti e riattivate sorgenti vecchie. Vedremo tutto questo. La stampa con i geomorfologi potrà filmare e raccontare tutto questo cambiamento e vedere con noi gli effetti del terremoto sulla idrologia di superficie. In dettaglio mapperemo crolli e frane in aree di particolare interesse, come la zona dei Laghi di Pilato, si tratta degli unici laghi glaciali dell’Appennino Centrale e noi saremo sul luogo per verificarne lo stato. Il 16 mattina andremo a Colfiorito dove osserveremo l’evoluzione di frane e faglie riattivatesi già con il terremoto del ’97, sul posto confronteremo gli effetti dei due terremoti”.





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