“Dopo il terremoto si sono notate evidenze di riattivazione di un grande fenomeno franoso di tipo deformativo, nei pressi di Camerino, dobbiamo monitorarlo e tenerlo sotto controllo. Il 14 Settembre saremo sul posto per verificarne l’evoluzione. Briefing stampa proprio sul corpo di questa frana estesa. Si tratta di un fenomeno che chiamiamo deformazione gravitativa profonda, il quale ha mostrato delle evidenze di movimento, nella porzione superiore, dopo il sisma dell’Ottobre 2016”. Lo ha annunciato oggi Gilberto Pambianchi, Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani e docente dell’Università di Camerino. “Questa frana che sovrasta la superstrada della Valle del Chienti nei pressi di Camerino è davvero molto estesa – ha proseguito Pambianchi – e di grande impatto visivo, la sua evoluzione è molto lenta o a scatti durante i grandi terremoti, però è da tenere sotto controllo”.
Forte la denuncia di Pambianchi
“E’ mancato il monitoraggio dei fenomeni geomorfologici in tutta l’area del “cratere” – ha denunciato con forza il Presidente Pambianchi – monitoraggio e prevenzione per dare sicurezza e rilancio economico a questi territori.
Giovedì 14 i geomorfologi saranno sul posto con tutta la strumentazione necessaria al fine di verificare l’evoluzione di tali fenomeni. Terremo proprio un briefing stampa sulla frana”.
“Il 15 settembre – ha dichiarato Marco Materazzi dell’Università di CAMERINO – entreremo nell’area epicentrale. A Norcia osserveremo le problematiche idro-geomorfologiche legate al centro abitato e nella piana alluvionale. In quest’ultima di grande effetto è la ricomparsa, dopo il terremoto, del Torrente Torbidone non più attivo da tantissimi anni. Vedremo poi gli effetti differenziali che il terremoto ha causato sulle abitazioni ed il condizionamento legato alla natura geomorfologica del terreno. A Castelluccio e sul Monte Vettore verificheremo, ad un anno di distanza, l’evoluzione delle faglie, delle fratture, delle frane e delle sorgenti.
In questa zona ci sono effetti molto importanti di cambiamento nel regime idrologico di fiumi e sorgenti, dovuto al sisma del 2016, ad esempio sorgenti scomparse e fiumi aumentati di portata ma si sono anche create nuove sorgenti e riattivate sorgenti vecchie. Vedremo tutto questo. La stampa con i geomorfologi potrà filmare e raccontare tutto questo cambiamento e vedere con noi gli effetti del terremoto sulla idrologia di superficie. In dettaglio mapperemo crolli e frane in aree di particolare interesse, come la zona dei Laghi di Pilato, si tratta degli unici laghi glaciali dell’Appennino Centrale e noi saremo sul luogo per verificarne lo stato. Il 16 mattina andremo a Colfiorito dove osserveremo l’evoluzione di frane e faglie riattivatesi già con il terremoto del ’97, sul posto confronteremo gli effetti dei due terremoti”.


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