Incendio Mortara, Legambiente: “Qualcosa non torna, in Italia epidemia di roghi”

“Qualcosa non torna” a Legambiente che segue “da tempo” e “con crescente preoccupazione questa strana epidemia di roghi che divampano in impianti di trattamento di rifiuti, da un capo all’altro del paese come quello di oggi avvenuto nell’imminenza di una ispezione dei tecnici dell’Arpa Lombardia”. Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, interviene così sull’incendio al deposito di rifiuti speciali e recupero metalli Eredi Bertè di Mortara, in provincia di PAVIA.

“Purtroppo -afferma- assistiamo all’ennesimo potenziale disastro ambientale scaturito proprio da incidenti in impianti che, in teoria, dovrebbero invece consentire percorsi virtuosi e di economia circolare”. Per Ciafani “è sempre più forte il sospetto che dietro alle fiamme non ci solo tragica fatalità, visto che, se gestiti in piena sintonia con le normative ambientali e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, è evento rarissimo che i rifiuti prendano così facilmente fuoco. Invece i Vigili del fuoco continuano quasi ogni giorno a spegnere roghi in impianti del genere”.

“Ci sono elementi che ci spingono a pensare al fatto che alcuni operatori del settore possano beneficiare di questi incendi al fine di far sparire le prove di comportamenti al di fuori della legge” sottolinea l’ambientalista. “Aspettiamo i risultati delle indagini già avviate dalla Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo di rifiuti presieduta dall’onorevole Alessandro Bratti e chiediamo alla Direzione nazionale antimafia, dal 2010 competente per le inchieste di traffico di rifiuti, di avviare ogni azione tesa a verificare eventuali profili illeciti, non solo di carattere mafioso” evidenzia il Dg di Legambiente.

Per Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, “siamo al paradosso: le aziende a rischio di incidente rilevante inserite nel censimento ufficiale che recepisce la direttiva europea Seveso III vengono costantemente monitorate secondo un rigido protocollo, rispetto ad altre che trattano materiali altrettanto pericolosi o, come in questo caso, rifiuti speciali, ma il cui ciclo produttivo è sottoposto solamente ad Aia (Autorizzazione integrata ambientale)”.

“Cresce quindi la preoccupazione -sottolinea- per tutte quelle realtà che si trovano in una zona grigia e non sono costantemente controllate”. “Noi ad esempio -riferisce Meggetto- riceviamo segnalazioni frequenti da parte dei cittadini: cattivi odori, scarichi abusivi, emissioni di sostanze tossiche”. “Dopo Bruzzano a luglio, siamo oggi di fronte all’ennesimo caso di incendio e siamo preoccupati per l’incremento di episodi di questo tipo per le potenziali ricadute sull’ambiente e la salute dei cittadini. È necessario -esorta infine- uno sforzo ulteriore da parte dell’autorità giudiziaria e di controllo per comprendere se esiste un filo conduttore tra tutti questi casi”.