Piante resistenti alle radiazioni e in grado di crescere in ambienti ostili, come ad esempio Marte: è un progetto a cui si lavora anche in Italia, e, inoltre, “si sta pensando anche a batteri sintetici, il cui materiale genetico è stato progettato in laboratorio, al servizio dell’esplorazione spaziale“, ha spiegato Daniela Billi, direttrice del Laboratorio di Astrobiologia dell’università di Roma Tor Vergata, in occasione del convegno sulle biotecnologie per lo spazio, organizzato a Roma da università di Tor Vergata ed Enea.
“Marte e’ il pianeta che ha i requisiti piu’ promettenti per fornire un habitat a lungo termine per la specie umana fuori dalla Terra, ma prima e’ necessario superare molti ostacoli“, ha dichiarato il fisico Amedeo Balbi, dell’università di Tor Vergata.
Per questo l’Agenzia Spaziale Italiana sta partecipando a progetti che hanno lo scopo di costruire ecosistemi artificiali per assicurare ai futuri esploratori i 30 kg quotidiani di aria, acqua e cibo necessari per sopravvivere.
Si lavora anche ad un prototipo di serra spaziale, che verrà sperimentato in Antartide, mentre l’Enea utilizza le serre destinate una volta a studiare gli organismi geneticamente modificati per osservare la risposta delle piante a radiazioni e microgravità simulata.


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