Ricorrere al bisturi per risolvere problemi ‘intimi’ maschili, non assicura automaticamente la felicità sessuale. “La chirurgia genitale non è uguale agli altri tipi di chirurgia, ha un impatto diretto e determinante sulla sessualità. Diverse variabili possono influenzare molto la ripresa dopo un intervento di questo tipo, ma troppo spesso sono ignorate dalla prassi chirurgica e non rilevate dagli studi statistici”.
A sottolinearlo è il sessuologo Franco Avenia, presidente dell’Associazione italiana per la ricerca in sessuologia (Airs), che sulla ‘Chirurgia peniena protesico-estetica: la ripresa funzionale’ è intervenuto al congresso nazionale dell’Accademia italiana multidisciplinare per l’urologia territoriale, in corso a Pisa. Ad esempio, secondo uno studio sulla letteratura che ha valutato dal ’99 al 2005 oltre mille casi di impianti di protesi al pene, “se l’efficacia risulta molto alta, dall’89% al 97%, grazie alla qualità delle tecniche chirurgiche e delle protesi, la percezione del miglioramento della qualità di vita varia dallo 0% al 95%”.
Questo, secondo l’esperto, “fa capire l’importanza delle possibili problematiche psicologiche legate agli organi genitali e soprattutto delle variabili che possono incidere anche in modo determinante sulla riabilitazione” e sulla qualità della vita sessuale. E’ questione, innanzitutto, di aspettative.
“Uno dei principali motivi d’insoddisfazione – spiega Avenia all’Adnkronos Salute – è costituito dalla non realizzazione delle aspettative, che possono essere sovradimensionate o distorte perché non chiarite bene prima dell’intervento. Una protesi del pene, per esempio, non è una capsula dentaria: chiarire bene prima a cosa si va incontro dopo l’intervento è la chiave per fare in modo che l’uomo recuperi la propria soddisfazione sessuale”. Secondo lo studio, spiega infatti il sessuologo, “chi era stato preparato in modo adeguato, prima dell’intervento, a cosa andava incontro, ha manifestato dopo una maggior soddisfazione. E questo vale anche per gli altri tipi di chirurgia genitale”.
Interventi di inserimento di protesi, di ingradimento o allungamento del pene, o per risolvere incurvamenti congeniti o acquisiti o, ancora, per asportate il tumore della prostata. “Si tratta di una chirurgia – prosegue – ormai quasi di routine, è difficile che ci siano problemi post-operatori legati all’imperizia del chirurgo. Il problema è il recupero della soddisfazione sessuale”. E qui entra in campo l’assistenza sessuologica. Le problematiche psicologiche da considerare prima e dopo l’operazione “vanno, a seconda del tipo d’intervento – afferma Avenia – dalla sensazione d’invecchiamento anticipato fino alla depressione; dalla sensazione di mutilazione alla persistenza della problema, indipendentemente dal risultato chirurgico ottenuto; dalla percezione di perdita di competitività alla vergogna, alla svirilizzazione nel caso per esempio delle protesi peniene”.
