In un’intervista rilasciata al Giornale, l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso commenta quello che sta succedendo nella gestione del terremoto al Centro Italia: “Nessuno dica che la Protezione civile ha colpe. Io esprimo la massima solidarietà a Fabrizio Curcio, il problema è la politica con una cabina di regia monocolore Pd e la nomina di un commissario ha finito con il delegittimare il capo della Protezione civile. Un classico all’italiana: si fanno tanti capi e capetti e chi ha bisogno di appoggio, di guida in un momento di emergenza, non sa più a chi rivolgersi. Nella gestione del post terremoto dell’Appennino sono state cancellate le due parole d’ordine che avevamo imposto: nessuno deve restare solo, e ora invece i sindaci sono soli, e la burocrazia non fa parte del nostro vocabolario. Qui invece parlano di ricostruzione ma non hanno nemmeno tolto le macerie. Per i soldi degli SMS, i presidenti delle Regioni li hanno usati per creare consenso. Cosa crede che a noi non arrivassero donazioni? Con gli Sms abbiamo 50 milioni per L’Aquila e 60 per lo tsunami nel Sudest asiatico. Nessuno si è mai lamentato di una distribuzione politicizzata dei soldi. Mi accusavano di essere autoritario, ma in emergenza la democrazia non può esistere. Bisogna ascoltare tutti, e noi lo facevamo, ma poi ci vuole qualcuno che si assuma la responsabilità di decidere e se sbaglia ne paghi le conseguenze. Affidare i soldi alle Regioni è garanzia di inquinamento politico. Noi a L’Aquila la sala operativa era sul posto, tra le macerie, qui l’hanno piazzata a Rieti, che è oltre 60 chilometri da Amatrice e Accumoli. La nostra cabina di regia coinvolgeva tutti i protagonisti, dai sindaci alle forze dell’ordine. E per i primi dieci mesi noi abbiamo vissuto sul posto e ci riunivamo tutti i giorni alle 19, incluso Natale e Ferragosto, non facevamo un salto un paio di volte a settimana per poi tornare nei comodi palazzi romani. Errani subito dopo la nomina a commissario continuava a ripetere non faremo come all’Aquila. Infatti hanno fatto in un modo diverso: un disastro. Se non fanno come all’Aquila è perché non ne hanno le competenze, la capacità, la passione. Passo spesso da quelle parti e, da privato, parlo con la gente, con gli amministratori: si avverte l’amarezza per come stanno andando le cose. Un Paese come il nostro ha assoluto bisogno di una Protezione civile davvero forte. Questa gestione ha creato un grave danno d’immagine all’Italia, anche se i grandi media hanno scelto di tacere sul disastro in corso. Installano due case e il Corriere titola Amatrice rinasce. All’Aquila crollava un balcone e scrivevano che il Progetto Case era un flop. Ma il tempo è galantuomo. Le inchieste sono finite in nulla e gli aquilani, i veri giudici, hanno eletto un sindaco di centrodestra“.
Terremoto, Bertolaso sul disastro della ricostruzione: “a L’Aquila avevamo fatto tutto con passione e competenze, qui c’è troppo inquinamento politico”


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