Il ‘valore natura’ del Mediterraneo, con i suoi 46.000 km di costa, è di 5600 miliardi e di dollari ed è capace di sostenere circa 150 milioni di persone che vivono lungo le sponde del bacino. Lo rivela il report ‘Reviving the Economy of the Mediterranean Sea: Actions for a sustainable future’ del Wwf, lanciato oggi in vista del summit ‘Our Ocea’ ospitato dall’Unione europea a Malta all’inizio di ottobre.

“Costruire un’economia blu per il Mediterraneo dipenderà in gran parte dalla capacità che avremo di garantire la salute del nostro mare, delle sue coste e degli ecosistemi marini e, laddove è possibile, ripristinare quelli degradati. Non possiamo continuare a erodere i beni del Mediterraneo dai quali dipendono cultura ed economia”, scrive Vella nell’introduzione al rapporto. Prodotto dal Wwf in collaborazione con The Boston Consulting Group (BCG), fornisce il quadro più aggiornato a oggi disponibile mirato sui principali asset naturali del mar Mediterraneo.
Questo valore si basa su risorse quali le coste produttive, gli stock ittici e la pesca e le fanerogame marine (piante marine come la posidonia) che, ad esempio, garantiscono il sequestro di carbonio, fondamentale per gli equilibri del clima sul pianeta. La produzione economica annuale mondiale del mare (Prodotto marino lordo) è stimata in almeno 24 trilioni di dollari e il Mediterraneo, da solo, fornisce il 20% del cosiddetto Prodotto marino lordo degli oceani del pianeta pur essendo appena l’1% della superficie globale di questi.
I leader del Mediterraneo e del mondo, riuniti a Malta, devono cogliere questo momento per impegnarsi affinchè siano raggiunti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e dell’accordo globale sul clima del 2015. Non c’è tempo da perdere”, è l’appello di Donatella Bianchi, presidente di Wwf Italia.Il managing director del partner BCG, Nicolas Kachaner, sottolinea che “con questa analisi nessuno può dubitare dell’importanza di gestire attentamente gli asset marini che sostengono una fetta cosi grande dell’economia mediterranea. Un approccio economico prudente prevederebbe una forte azione di conservazione in tutta la regione per assicurare i suoi beni naturali, altrimenti le fondamenta economiche della regione potrebbero essere seriamente minacciate”.