Il numero di nuove infezioni da Hiv è molto costante, ma i flussi migratori potrebbero nuovamente provocare un aumento di casi. Il monito arriva dalla Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), in vista della 16th European Aids Conference che si apre domani 25 ottobre a Milano.
Nell’Europa dell’Est c’è un’epidemia ‘deflagrante’, affermano gli esperti Simit, soprattutto legata alla tossicodipendenza: Russia in primo luogo, ma anche Romania, Bulgaria e Ucraina, presentano un tasso elevatissimo di tossicodipendenti per via endovenosa. Questi sono i primi responsabili del propagarsi dell’infezione nel Vecchio Continente. Discorso più contenuto per l’Europa dell’Ovest, dove la prima causa dell’infezione sono i maschi che fanno sesso con maschi.
E in Italia? “E’ stato stimato che il numero annuale delle nuove infezioni in Italia non sarebbe inferiore a quello delle nuove diagnosi di infezione, che sono rimaste stabilmente 3.500-4.000 per anno. In attesa dei dati aggiornati al 2016, varie evidenze confermano che i giovani maschi che fanno sesso con maschi pagano un rilevante tributo alla malattia, che rende necessari interventi di prevenzione mirati“.
La Conferenza milanese è un’importante occasione per sottolineare la necessità di riservare a Hiv-Aids, in Italia e nel mondo, l’attenzione egli interventi necessari. “Purtroppo l’entità del finanziamento pubblico per la ricerca è pari allo zero. I passi in avanti che si stanno facendo sono dovuti solo al contributo di privati – accusa Antonella D’Arminio Monforte, presidente del Congresso Eacs (European Aids Clinical Society) e direttore della Clinica Malattie infettive e tropicali del Dipartimento di Scienza della salute dell’Asst-Polo universitario Santi Paolo e Carlo di Milano – Eppure i ricercatori italiani, molto spesso collocati professionalmente all’estero, offrono un preziosissimo contributo alla ricerca mondiale. Purtroppo in Italia si pensa che l’Aids non faccia più morti, che non sia più notizia. E ci si sbaglia”.
A Milano si parlerà anche di Prep, profilassi pre-esposizione, un intervento farmacologico preventivo utile a evitare un contagio nelle persone ad alto rischio. In Europa il farmaco per metterla in campo c’è, ma in Italia l’acquisto è possibile solo online. Una opportunità che, secondo alcuni, si può tradurre in rischio.
“E’ chiaro che l’incognita dello status infettivologico del partner è qualcosa che ognuno affronta come ritiene meglio opportuno – riflette Giovanni Di Perri, ordinario di Malattie infettive, Università degli Studi di Torino, e consigliere Simit – Ma proteggersi dall’Hiv non significa che non si possano acquisire altri virus, come quelli della sifilide e della gonorrea. Quello della Prep è un territorio poco sviluppato in Italia, ma sta prendendo sempre più piede. Occorre però una maggiore informazione, perché non può sostituire il preservativo in fatto di annullamento del rischio dalle malattie infettive”.
Un appunto anche sul test salivale: i risultati sono molto vicini a quelli prodotti dal test ematico. E’ uno strumento considerato sicuramente valido, ma gli specialisti consigliano comunque di effettuare il test tramite prelievo di sangue. Per i pazienti coinfetti Hiv e Hcv esiste inoltre la grande opportunità dell’eliminazione di Hcv attraverso i nuovi farmaci ad azione diretta contro questo virus, che garantiscono il risultato in più del 95% dei trattati. Inoltre questi farmaci, che possono essere assunti insieme alla terapia antiretrovirale, hanno una tossicità “assolutamente trascurabile se non assente”, ricorda la Simit.
“Uno degli impegni fondamentali di Simit per i prossimi due anni – dichiara Massimo Galli, nuovo presidente della Società – sarà associarsi e fare sistema con tutte le agenzie pubbliche e private che si stanno occupando del problema, e con le fondazioni come Fondazione Icona che ha un progetto specifico su questo, al fine di arrivare al risultato massimo possibile nell’intero Paese e riuscire nell’arco del triennio di arrivare a poter dire che l’infezione di Hcv in Hiv è eliminata”.
