Facile aggiungere un posto a tavola, meno facile è ‘cosa’ metterci sopra, e ‘come’ farlo. Una scelta che richiede esperienza, passione, dedizione. Se il classico di tutti i tempi è “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi (antesignano di decine di migliaia di titoli sull’argomento), dalle parti del ministero della Cultura si è valutato che gli autodidatti, per quanto eccelsi, hanno fatto il loro tempo. E allora ecco arrivare il decreto legislativo firmato dalla ministra Valeria Fedeli e inviato al presidente del Senato Pietro Grasso per il prescritto parere della commissione competente di palazzo Madama sulla definizione della nuova classe di laurea in “Scienze, cultura e politiche dell’alimentazione” e della nuova classe di laurea magistrale in “Scienze economiche e sociali della gastronomia”. Nella relazione illustrativa si ricorda che nell’offerta formativa universitaria già esistono classi affini, come “Scienze e tecnologie agro-alimentari” e “Progettazione e gestione dei sistemi turistici”, ma “non rilettono più il quadro complessivo della formazione superiore nel settore della cultura gastronomica e della ristorazione, divenute al contrario di estrema rilevanza per il sistema economico italiano” anche ai fini della professionalizzazione e dell’occupazione dei giovani. Insomma, Master Chef va bene in tv, ma non per questo un ‘Dott. Chef’ con tanto di fatidico ‘pezzo di carta’ non è da meno.
Ma i corsi sembrano destinati ad una platea più ampia degli aspiranti grandi cuochi, per investire le figure di esperti, consulenti, agenti, persino comunicatori della gastronomia intesa come insieme di conoscenze basate anche su nozioni di storia, scienza, politica, trend globali. D’altronde, basta scorrere le materie oggetto delle classi di laurea, che ha come obiettivi formativi lo sviluppo di nuovi prodotti, di nuovi format distributivi, di nuovi servizi, la consapevolezza della sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle produzioni alimentari, la valorizzazione, attraverso una comunicazione appropriata, delle produzioni e dei sistemi agroalimentari. E le materie oggetto dei corsi, in effetti, sono al crocevia tra economia, giurisprudenza, sociologia, scienze: statistica, chimica, geografia, preistoria, storia greca e romana, discipline ‘demo-etno-antropologiche’, agronomia, arboricoltura, microbiologia… Non finisce qui: ci sono anche filosofia, estetica, pedagogia generale, storia dell’arte, cinema, diritto comparato, scienza politica, psicobiologia, scienze tecniche dietetiche applicate. Insomma, un menu, verrebbe da dire, ottimo e abbondante.


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