Cantico delle Creature: il testo poetico più antico della letteratura italiana

Il 4 ottobre viene celebrato San Francesco d’Assisi, uno dei Santi più amati e venerati al mondo. Egli è l’autore del Cantico delle Creature, conosciuto anche come “Il Cantico di Frate sole e Sorella Luna”.  Parliamo del testo poetico più antico della letteratura italiano… una lode a Dio che si snoda, con intensità e vigore, attaverso le sue opere, divenendo aanche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva dlla natura (poiché nel Creato è riflessa l’immagine del Creatore). E’ da questo che derivaa il senso di fratellanza tra l’uomo e tutto il Creato che molto si distanza dal contemptus mundi, dal distacco e diprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medievali. <<Altissimu, onnipotente, bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria, l’honore et onne benedictione, ad Te solo, Altissimo, se konfàno et nullu hono ène dignu Te mentovare>> la più bella composizione poetica di tutto il mondo e di ogni tempo

La sua è una bellezza assoluta, cosmica, totale, che penetra tutto il creato e arriva quasi a lambire l’ineffabilità di Dio. Ma com’è arrivato San Francesco alla sua composizione? Sforziamoci di immaginarlo nel 1224, ammalto, su un lettuccio del suo San Damiano, la Chiesetta diroccata dove, una ventina di anni prima, aveva ricevuto dal Cristo Crocifisso il messaggio che aveva cambiato la sua vita e dove adesso erano insediate Chiara e le sue sorelle. Immaginiamo quel minuto ometto smagrito, dopo una notte di dolore e pena, tra i rumori dei topi sotto il pavimentoo ed i suoi occhi malati e lacrimanti per via del tracoma preso 5 anni prima in Egitto, alla Crociata. Lo intravediamo mentre scrive, o meglio detta, non sappiamo a chi, di getto, parole che gli salgono direttamente dal cuore su cui si sono versati fiumi d’inchiostro e scritte biblioteche intere eppure si tratta di versi chiari, luminosi, ineffabili come Colui in onore del Quale sono stati scritti.

Lo Spirito si sa, soffia dove vuole e quella mattina ha soffiato sul poverello d’Assisi, dando vita a spettacolari parole che parlano di Dio, della Sua Gloria, della Sua infinita Maestà (Onnipotente), della Sua carità infinita (Bon Signore), della Sua incommensurabile distanza rispetto agli uomini eppure della forza con la quale egli sa arrivare a loro, e soprattutto a quelli tra loro che sanno perdonare per amor Suo, attraversando tutto il Creato, cioè l’universo: Messer lo Frate Sole, immagine nobilissima (significatione) di Dio, e la luna, e le stelle, e quindi i quattro elementi di cui la materia del mondo è costituita, il fuoco, l’aria, l’acqua, la terra con i suoi fiori e i suoi frutti. Questa poesia, che molti hanno giudicato ingenua, abbraccia, in realtà, il mistero del Creato e della natura con una forza e una chiarezza che, dopo i pochi versetti del Genesi, nessun filosofo e nessun poeta era mai riuscito a eguagliare. Il Cantico è un irreprensibile, cristallino trattato teologico. Cantico delle creature è appunto tale perché è scritto in lode del Creatore ma anche in lode dell’uomo che, tra le creature, è la somma, la più amata, quella fatta «a Sua immagine e somiglianza», ma che, pur sempre, resta creatura, sorella, pertanto, di tutte le altre.