Previsioni climatiche nel medio termine più accurate. E’ quanto promette il nuovo metodo messo a punto da un team di climatologi e statistici dell’Università italiana Ca’ Foscari Venezia che hanno elaborato un metodo per “stimare in maniera accurata gli errori sistematici commessi dai sistemi di previsione climatica decennale”. Si tratta di un “risultato teorico che promette passi avanti nello sviluppo di previsioni climatiche a medio termine sempre più accurate”, segnala il team il cui studio è apparso oggi sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del gruppo Nature.
“Le previsioni climatiche di medio termine, quelle cioè che scrutano l’evoluzione del clima nel corso del prossimo decennio, rappresentano una delle più interessanti frontiere della ricerca sul clima, anche per le loro possibili ripercussioni economiche, politiche e sociali” segnalano i ricercatori italiani Davide Zanchettin, Carlo Gaetan, Angelo Rubino e Maeregu Arisido del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica di Ca’ Foscari.
Per questo studio, i ricercatori italiani si sono avvalsi della collaborazione di colleghi del Max Planck Institute di Amburgo, e del Bjerknes Centre for Climate Research e del Geophysical Institute dell’Università di Bergen, nell’ambito del progetto europeo Preface. “Si tratta di un’applicazione innovativa, nell’ambito della ricerca sul clima, di metodi statistici che avevano mostrato la loro validità in altri ambiti, ad esempio quello economico” afferma Davide Zanchetti.
“Questo risultato -segnala Zanchetti- è anche uno stimolo affinché in Europa le comunità degli statistici e degli studiosi del CLIMA continuino a dialogare e a trovare nuovi spunti di contaminazione, facendo propria una tendenza già in atto negli Stati Uniti”. “La nostra scommessa era quella di portare nel mondo delle previsioni climatiche decennali metodi statistici più sofisticati. L’abbiamo vinta grazie all’impegno, profuso nel Dais, per trovare un ‘ponte fra due mondi’, quello della climatologia dinamica e quello della statistica, che spesso hanno parlato linguaggi diversi” evidenzia Angelo Rubino.
