A parità di anno di nascita, i bambini nati da maggio in poi hanno una probabilità maggiore di ricevere una diagnosi di deficit di attenzione e iperattivita’ rispetto ai loro pari nati da gennaio a aprile, in quanto, anche se di poco, sono piu’ piccoli e questo puo’ condizionare il loro livello di maturita’ cognitiva e comportamentale al punto da inficiare la corretta diagnosi creando l’effetto dell’ “eta’ relativa”.
Lo rivela uno studio svolto presso l’Universita’ di Nottingham e pubblicato sulla rivista Lancet Psychiatry secondo cui i bimbi piu’ piccoli sono piu’ a rischio (i maschi il 26% in piu’, le femmine il 31% in piu’) di ricevere una diagnosi di ADHD dei loro pari nati lo stesso anno ma piu’ grandi di qualche mese. L’effetto eta’ relativa e’ importante nel setting scolastico: in una certa classe, infatti, ci possono essere sia bambini di gennaio sia bambini di dicembre (tutti nati lo stesso anno), che, pur nati tutti lo stesso anno, hanno di fatto parecchi mesi di differenza per cui non e’ improbabile che i piu’ piccini abbiano anche un minore livello di sviluppo cognitivo-comportamentale.
Dallo studio e’ emerso che per i bambini sotto i 10 anni di eta’ l’effetto eta’ relativa sulla diagnosi di ADHD e’ ancora piu’ evidente: i nati da maggio ad agosto sono il 37% piu’ a rischio di avere una diagnosi di ADHD e i nati tra settembre e dicembre il 64% piu’ a rischio rispetto ai loro pari dello stesso anno nati pero’ tra gennaio e aprile. Gli autori concludono che quando si riscontrano problemi comportamentali e di attenzione in ambiente scolastico, bisogna sempre considerare l’eta’ relativa del bambino (rispetto ai suoi compagni) nella classe, onde evitare il rischio di una falsa diagnosi dovuta semplicemente al fatto che il bambino e’ piu’ piccolo e ha un livello di sviluppo inferiore rispetto ai compagni di classe piu’ grandi.
