La storia di Grace: giovane rifugiata morta di tumore al cervello ma circondata dall’affetto di Palermo

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Poco più che diciottenne anni aveva abbandonato la sua terra, la Nigeria, per provare a trovare un lavoro in Europa. Per avere un futuro. Per mettere su famiglia con il suo giovane compagno. E fino a pochi mesi fa pensava di esserci riuscita. Era felice, Grace. Non sapeva che la sua felicità sarebbe durata solo pochi mesi e che un tumore al cervello l’avrebbe strappata alla vita in poco più di un mese. Questa è la storia di Grace Adetunji, sbarcata a giugno a Palermo con il fidanzato, Sonday, 19 anni. Pensava che quello fosse solo il primo passo verso una vita diversa. Ma era solo l’inizio della fine di un sogno. Grace, ospitata in una casa di accoglienza a Giardinello, nel palermitano, dopo poco tempo inizia a stare male. Ha convulsioni, perde coscienza. Inizia la trafila di visite mediche. In poco tempo arriva il verdetto: un tumore micidiale al cervello. La diagnosi è devastante. Le resta solo poco tempo da vivere. Iniziano le cure che la obbligheranno ad abortire. Perché, nel frattempo, la giovanissima donna resta incinta. Grace viene operata al cervello nel reparto di Neurochirurgia dell’ ospedale Villa Sofia. Un reparto che l’adotta. Ed è qui che arriva il suo ‘angelo custode’, Giorgia Butera, Presidente dell’associazione Mete onlus, che da anni si occupa dei più deboli, che è sempre in prima fila al porto quando arrivano i migranti.
ll mio incontro con Grace è avvenuto poco più di un mese fa, quando si trovava ricoverata all’Ospedale Cervello per effettuare una interruzione volontaria (ma necessaria) di gravidanza, in virtù del successivo intervento. Diagnosi terribile: tumore al cervello“, racconta Giorgia Butera all’Adnkronos. La Presidente di Mete onlus è ancora molto scossa e non fa niente per nasconderlo. “Vengo chiamata da una paziente ricoverata nella stessa camera d’ospedale, ritenendo che Grace non avesse persone al suo fianco; riesco a parlare anche con l’assistente sociale dell’ospedale – racconta ancora – a lì, il trasferimento a Villa Sofia in neurochirurgia. Mi reco in ospedale con la certezza che da quel momento in modo assolutamente volontario, e nel ruolo di Presidente Mete Onlus, avrei avuto cura della Principessa Grace“.