Più della metà della popolazione del mondo vive nelle città e il processo di urbanizzazione è ormai inarrestabile. Il Goal 11 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fotografa questa realtà e indica le azioni necessarie per rendere le città non solo sostenibili, ma promotrici di cambiamento per l’intera umanità. Non dobbiamo però trascurare che la battaglia per una sufficiente produzione di generi alimentari e per un uso delle risorse agricole che non depauperi il Pianeta si combatte nelle campagne del mondo, quelle campagne che milioni di persone stanno abbandonando. E si capisce: in quasi tutti i Paesi le zone rurali sono più povere delle città. Il loro riscatto è dunque essenziale per ridurre le disuguaglianze. Molti dei Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 possono dunque essere raggiunti solo se si affronterà adeguatamente il problema della vita e della produzione nelle campagne. Migliorando la situazione delle aree rurali si potrà anche ridurre la fuga verso le città che nei Paesi in via di sviluppo sono spesso circondate ormai da gigantesche bidonville, e anche le cosiddette migrazioni economiche che nascono dallo sradicamento e dalla mancanza di prospettive.
In questi giorni il sito dell’ASviS ha dato notizia di molte iniziative e studi che affrontano questo problema.
- Il nuovo Rapporto del World Food Programme “At the root of exodus: food security, conflict and international migration” è stato presentato alla Farnesina con la collaborazione dell’ASviS e la partecipazione del portavoce dell’Alleanza Enrico Giovannini. Il Rapporto mette in luce il legame tra sicurezza alimentare, conflitti e migrazioni internazionali, confermando che l’insicurezza alimentare rappresenta molto spesso il fattore decisivo che induce gli individui a lasciare le proprie case e i propri affetti.
- Il Rapporto Fao “The State of Food and Agriculture 2017”, secondo il quale bisogna adottare un nuovo approccio se si vogliono cogliere le opportunità di crescita legate all’agricoltura nei Paesi in via di sviluppo. Le trasformazioni strutturali che questi Paesi stanno attraversando, infatti, sono diverse da quelle che hanno interessato i Paesi sviluppati e richiedono modelli di sviluppo diversi se si vuole evitare l’abbandono delle campagne.
- Il policy report di ActionAid “Migrazioni, sicurezza alimentare e politiche di cooperazione. Esplorare il nesso oltre le semplificazioni” che mette l’accento sulla necessità di garantire la sicurezza alimentare e raccomanda tra l’altro di dare priorità all’agro-ecologia, garantire l’accesso dei piccoli agricoltori ai mercati, all’assistenza tecnica, al credito e alle risorse naturali e di sostenere programmi di sviluppo rurale.
- L’Indice globale della fame (Global hunger index, Ghi) dell’International Food Policy Research Institute (Ifpri), che fornisce ogni anno una classifica dei Paesi in base al loro stato di sicurezza alimentare. L’edizione del 2017 analizza la situazione di 119 Paesi in via di sviluppo, quasi la metà dei quali presentano livelli di fame “estremamente allarmanti”, “allarmanti” o “gravi”.
L’elemento comune di tutti questi studi è che in essi si mettono in luce le interrelazioni tra sicurezza alimentare, lotta alla povertà, salute e spostamenti di popolazione, evidenziando la trasversalità dell’impegno per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030. È significativo che Papa Francesco, nella sua visita alla Fao di questa mattina, abbia sottolineato i collegamenti tra il dramma della fame, le violenze nel mondo che inducono alle migrazioni e i cambiamenti climatici.
Anche l’economia globale non può più parlare di crescita senza preoccuparsi di chi resta indietro. Grande importanza, nella settimana, ha avuto l’Assemblea annuale del Fondo monetario internazionale (Fmi) con toni molto diversi dal passato. Come ha scritto il Guardian, che si può leggere nella traduzione italiana da parte del sito L’Argine
“L’Fmi ha fatto molta strada dai tempi in cui veniva visto come il braccio armato del Washington consensus, l’ideologia che promuoveva il falso mito di una crescita vorticosa grazie al taglio del welfare e alle privatizzazioni”.
Questo commento è originato dal fatto che la pubblicazione ufficiale del Fondo Imf fiscal monitor ha sostenuto una tesi in netta contrapposizione con le politiche che il presidente americano Donald Trump vorrebbe attuare: “sembra esserci spazio per aumentare la progressività della tassazione sul reddito senza nuocere in maniera significativa alla crescita dei Paesi che intendono incrementare la redistribuzione economica”. Il tema di una crescita inclusiva e dell’aumento delle vulnerabilità sociali provocate dalle eccessive disuguaglianze è stato al centro dei lavori. Il direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, ha dichiarato:
“Vedo tre priorità: rimettere al loro posto i fondamentali dell’economia, affrontare con maggiore decisione il tema delle diseguaglianze eccessive e dare una risposta allepreoccupazioni dei giovani per garantire loro e alle future generazioni un futuro migliore”.
Infine parliamo dell’Italia. Questa settimana si concluderà la campagna avviata dall’ASviS segnalando con una mail quotidiana ai destinatari di questa newsletter un Goal al giorno, cioè uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile: i suoi target, la situazione italiana e le proposte dell’Alleanza. Oggi avete ricevuto quella sulla biodiversità terrestre, Obiettivo 15. Tutti i testi finora inviati sono rintracciabili nelle pagine per Goal del sito asvis.it, raggiungibili cliccando sul simbolo di ciascun goal nella home page.
Sabato 14, inoltre, è andata in onda la seconda puntata di AltaSostenibilità, la rubrica settimanale su Radio radicale curata da Ruggero Po e Valeria Manieri, per discutere con partiti e movimenti politici le proposte dell’Alleanza.
Dopo la presentazione del Rapporto ASviS 2017- L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile il 28 settembre alla Camera, la campagna di informazione e sensibilizzazione dell’Alleanza, anche in vista delle prossime elezioni politiche, è dunque entrata a pieno regime. Molti l’hanno apprezzata, forse qualcuno l’ha trovata fin troppo martellante. Eppure ci sono valide ragioni per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sui temi della sostenibilità. Le ha sottolineate lo stesso Giovannini nella sua rubrica “Scegliere il futuro” su Radio radicale
citando un recentissimo rapporto dell’Enea: i dati relativi al primo semestre del 2017 indicano che le emissioni di anidride carbonica in Italia sono aumentate dell’1,9%, addirittura più del prodotto interno lordo che è aumentato di circa l’1,5%.
“La ragione di questo aumento”, ha spiegato il portavoce dell’ASviS “è legata anche ai cambiamenti climatici. Infatti le poche piogge fanno sì che gli impianti idroelettrici che sono considerati giustamente parte della produzione di energie rinnovabili siano in difficoltà. Dunque la produzione di energia rinnovabile è scesa del 7% rispetto all’anno scorso.
Con questi ritmi siamo lontani dagli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu e degli accordi di Parigi. In realtà l’Italia non ha ancora un piano per raggiungere quegli obiettivi”.
Anche in questo caso si vede come i Goal sono strettamente collegati: i cambiamenti climatici (che l’Obiettivo 13 vuole combattere) determinano carenza di acqua (problema affrontato nell’Obiettivo 6) e questo si riflette sulla produzione di energie rinnovabili (Obiettivo 7), aumentando l’inquinamento con danni per la salute (Obiettivo 3) e per il benessere nelle città (Obiettivo 11). Come afferma il rapporto dell’ASviS, solo un approccio sistemico può consentire di affrontare in modo organico tutti questi problemi e per raggiungere questo “superObiettivo” non si può certo abbassare la guardia.
A cura di Donato Speroni
