Oltre 4mila pazienti devono fare i conti con infezioni chirurgiche a fronte degli oltre 160 mila interventi di protesi e revisione di anca, ginocchio, spalla, caviglie e gomito eseguiti ogni anno in Italia: ciò comporta un costo a carico del Sistema sanitario nazionale di poco più di 200 milioni di euro l’anno, che aumentano se si considerano anche i casi non diagnosticati e le infezioni dopo chirurgia per trauma: lo hanno rilevato gli esperti nel corso del 102° Congresso della Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot), che riunisce a Palermo oltre 2.500 ortopedici, provenienti anche da altri paesi europei.
A causa di un’infezione – avvertono gli esperti – molto spesso la frattura non guarisce o la protesi diventa dolorosa e si scolla dall’osso: il malato precipita in uno stato di invalidità, con tutta una serie di problemi psicologici e sociali, che vanno dalla mancata ripresa del lavoro alla necessità di cure prolungate nel tempo, e ripercussioni pesanti anche sul Ssn. Il trattamento delle infezioni dopo chirurgia ortopedica, quindi, è fondamentale, ma anche complesso.
Le infezioni in ortopedia si classificano in acute e croniche: le prime si manifestano entro poche settimane dall’intervento oppure a distanza di tempo, anche anni, in maniera improvvisa, mentre le seconde sono spesso più difficili da diagnosticare, in quanto manca un esordio acuto ed il quadro clinico può essere confuso con un semplice scollamento della protesi, spiegano gli ortopedici, ricordando che, in presenza di una protesi mobilizzata, la prima cosa a cui pensare è che vi sia un’infezione.


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