Con il termine ottobrata si indica il periodo tipico del mese di ottobre in cui l’alta pressione delle Azzorre domina, per più giorni, sul Mediterraneo centrale, portando condizioni di stabilità atmosferica con tempo in prevalenza soleggiato, con un clima particolarmente mite che impedirà l’arrivo di perturbazioni nel nostro Paese, determinando un’anomala assenza di piogge proprio ad ottobre che, invece, dovrebbe essere tra i mesi più piovosi. L’ottobrata che si protrarrà, probabilmente, fino al 20 del mese, porterà dunque bel tempo, in grande stile, sul Bel Paese, con sole prevalente da Nord a Sud. Il termine ottobrate si ricollega alle celebri ottobrate romane, che prevedevano tradizionali scampagnate “fori porta”; gite domenicali che si svolgevano a Roma, nel mese di ottobre, sino ai primi decenni del XX secolo. Proprio in questo mese si organizzavano gite nelle vigne o nelle osterie fuori porta e, pur di parteciparvi, si era disposti a indebitarsi, ricorrendo ai Gobbi, ossia al Monte dei Pegni per comprare un vestito per l’occasione.
Un racconto divertente è quello di una donna che arrivò a impegnarsi il letto dato che il marito, al ritorno a casa, sarebbe stato ubriaco e non se ne sarebbe accorto. Per chi proprio non poteva ricorrere ai Pegni e non aveva tanti soldi da spendere, c’era un’alternativa, gentilmente offerta dai principi Borghese: le domeniche di ottobre venivano aperti i giardini della Villa principesca e si poteva trascorrere lì la giornata, in particolare nel Giardino del lago e piazza di Siena. L’atmosfera era certo meno festosa ed è per questo che, a partire dalla fine del 700, i principi fecero allestire degli spazi per spettacoli, giochi, orchestre, alberi della cuccagna, la canoffiera (altalena di gruppo), esibizioni equestri e gare atletiche fino ad arrivare ai globi aerostatici. Insomma, durante le ottobrate romane ci si divertiva a suon di danze e balli e non poteva non mancare vino e cibo a volontà tra cui gnocchi, maccaroni, trippa e abbacchio, consumati tra gli stornelli e il saltarello.
Le gite venivano abitualmente svolte anche il giovedì, alle prime ore del mattino e chi ne aveva la possibilità poteva effettuarle con la carrettella, tipica carrozza a forma di guscio d’uovo, trainata da due cavalli, bardati e adornati di sonagli, su cui trovavano posto le minenti, nel numero di 7 o 9; ragazze esponenti della piccola borghesia e popolane vestite a festa, con in testa un cappello adornato con piume e fiori, un abito in seta, una giacca in velluto, calze ricamate e gioielli. Accanto al carrettiere c’era la bellona ed il carro era seguito da uomini, parenti e amici, vestiti anche loro di tutto punto che, a piedi, intonavano stornelli e suonavano vari strumenti.
Accompagnati da tamburelli, chitarre e nacchere, difatti, si danzava senza sosta, spesso con un ritornello: “birmibello birimbello/ Quant’è bono sto sartarello/smòvete a destra, smòvete a manca/smòvete tutto cor piede e coll’anca”. Al termine della giornata, i vicoli di Roma si riempivano di una folla schiamazante e allegra e, non si rado, la baldoria si tramutava in rissa con morto: “Ar sono de le tamurelle,ddè le gnàcchere e dde li canti…e ttanto se faceva a curre tra carozze e ccarettelle che succedeveno sempre disgrazzie”.La tradizione delle ottobrate, sopravvissuta sino alla fine del governo papale, rimase viva fino ai primi anni del 900 ma, ancora oggi, quando parliamo di bel tempo in ottobre diciamo “Che bella ottobrata!”.


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