“L’utilizzo di staminali ematopoietiche fa parte ormai della nostra pratica e abbiamo trattato insieme a Genova già 140 pazienti. Ma le persone con sclerosi multipla vengono da noi con idee sbagliate,” spiega Luca Massacesi direttore di Neurologia 2 dell’ospedale Careggi di Firenze, a margine del congresso Ectrim/Actrims. “Chiedono le staminali pensando che possano agire per la riparazione del tessuto cerebrale, quando invece il loro scopo, per ora, è quello di proteggere e stimolare il sistema immunitario” “Sull’uso delle staminali autologhe del midollo osseo abbiamo la casistica più grande d’Italia e risultati molto positivi a livello immunitario ma i malati vengono da noi convinti che queste stesse cellule possano riparare il tessuto nervoso danneggiato. Quindi agire sulla malattia vera e propria. E in effetti un filone di ricerca promettente esiste, per ora solo su modello animale, ma in fase di traslazione sull’uomo. Si tratta però di un altro tipo di cellule staminali, cioè quelle del tessuto nervoso, impiegate ai fini della ri-mielinizzazione. E’ un obiettivo ambizioso che potrebbe essere raggiunto forse fra una decina d’anni. Se ne sta occupando molto il San Raffaele di Milano, che ha una fase I sull’uomo in via di organizzazione. Ma e’ un risultato diverso e che non è dietro l’angolo“.
Staminali, neurologo: promettenti nella sclerosi ma i pazienti sono confusi


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?