Tumori, Bianconi: le Regioni applichino il decreto di attivazione delle Breast Unit

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Da questo convegno lanciamo un messaggio alle Regioni, affinché comincino ad applicare il decreto ministeriale del 2014 che prevedeva l’attuazione delle linee guida per l’attivazione delle Breast Unit entro il 2016. Ad oggi, 10 Regioni non sono ancora partite“. A ricordarlo è Laura Bianconi (Ap), componente della XII Commissione Sanità del Senato e promotrice dell’evento ‘Tumore al seno in Italia – Dalla indagine conoscitiva del Senato ai Centri di senologia regionali’, che si svolge oggi presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma.
La legge di Stabilità va a dividere nella Conferenza Stato-Regioni i soldi che lo Stato mette a disposizione nell’organizzazione della Sanità regionale. In quella occasione – ha sottolineato la senatrice – dobbiamo pretendere che una legge dello Stato venga applicata“.
Concorda il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Il fatto che dopo il mio decreto del 2014 ancora esista una disparità tra territori in cui le donne possono avere il massimo dalla diagnosi, dalla terapia e dalla cura, e altre in cui questo non è possibile, non è giusto e non è accettabile. Occorre l’impegno di tutte le Regioni e di tutte le Asl per il raggiungimento di questi obiettivi“.
Le Breast Unit – ha ricordato Bianconi – sono delle reti di senologia dove la donna viene presa per mano e le vengono offerte diagnosi e cure di alta professionalità. Sono centri multidisciplinari, dove la donna può trovare tutto quello che le occorre, senza dover spostarsi in altri luoghi. Stiamo parlando di una organizzazione sanitaria di grandissima qualità, che aiuta ad abbassare la mortalità del 18%, ma che purtroppo viene ancora ostacolata da molte Regioni. Sono 50 mila le donne che ricevono diagnosi di tumore al seno ogni anno; un 6% sono metastatiche e hanno una mortalità entro 5 anni. Non avere a disposizione le armi migliori per combattere questa battaglia è delittuoso“.
Anche per quanto riguarda lo screening – ha evidenziato la senatrice – abbiamo oggi una realtà a macchia di leopardo. Un buon screening riduce del 35% la mortalità delle donne, e un tumore preso in fase iniziale può guarire nell’89-90% dei casi. Purtroppo ancora oggi nell’organizzazione di alcune Regioni questo non è attuato in maniera capillare o non è di qualità e, di conseguenza, si perdono molte possibilità di guarigione“.